Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Weekend con il morto

W

Siate onesti con voi stessi, almeno una volta nella vita avrete sicuramente “fantasticato” sulla morte di qualcuno (come vi capisco!). Le motivazioni che possono spingervi a tale pratica in realtà sono assolutamente comprensibili: abbiamo poca pazienza e siamo diventati sfacciatamente intolleranti. I tempi son cambiati e – oggigiorno – vivere con tranquillità non è facile; abbiamo dimenticato i valori di una volta e il rispetto reciproco, riducendo la comunicazione al minimo indispensabile. Forse il vero problema è che siamo diventati schiavi della data di scadenza, specialmente per quanto riguarda le relazioni; di anno in anno sentiamo il bisogno di disfarci di tutto ciò che è vecchio: il telefonino, il computer, l’amica delle elementari, il pesciolino rosso vinto alla pesca della parrocchia. Il risentimento è diventato il nostro miglior amico, a lui dobbiamo tutto anche se – in realtà – ci ha già privato di qualsiasi cosa.

American Psycho

L’odio viscerale che proviamo nei confronti del mondo può assumere infinite identità: un vecchio compagno di classe abituato a picchiarci durante la ricreazione, il partner che si è preso gioco dei nostri sentimenti, il capo con manie di grandezza che si rifiuta di riconoscerci gli straordinari o perché no, anche un semplice coglione in grado di risvegliare tutto il nostro sadismo. Provare un simile risentimento è del tutto naturale (e comprensibile, visti i tempi che corrono …) ma è davvero così facile uccidere qualcuno e occultarne il cadavere? Proviamo a fare il punto della situazione.

Premessa:

Per prima cosa è giusto spiegarvi la motivazione del titolo “weekend con il morto”. Come ben sapete l’algoritmo di Facebook (così come quello di altri social network) effettua una prima “scrematura” di tutte le pubblicazioni ritenute non a norma di legge. Il software si limita a leggere il titolo del post e in certi casi anche il suo contenuto, individuando alcune combinazioni di parole ritenute pericolose. Ma è un meccanismo perfetto? Tutt’altro! Spesso accade che un incoraggiante articolo contro la violenza sulle donne venga bloccato, rimosso o censurato, al pari di quelli che incoraggiano l’uso di tabacco o sostanze stupefacenti, la compra-vendita di armi al mercato nero o la prostituzione, per il semplice motivo che all’interno della sua intestazione o del suo contenuto compare – inequivocabilmente – la parola “prostituta”, “violenza” e “abuso”. Così mi sono fatto furbo e ho optato per un titolo apparentemente “innocuo”.

Se stessi pianificando un omicidio avrei già incontrato la prima difficoltà: la censura su internet.

Le impronte digitali:

Lo abbiamo visto mille volte, persino nei film polizieschi di serie B: il serial killer di professione non possiede impronte digitali, o meglio, se le è fatte bruciare (con l’acido, col fuoco o tramite sfregamento/frizione). L’utilizzo di un pratico paio di guanti in lattice o in pelle, rigorosamente di colore scuro, dovrebbe garantire gli stessi risultati senza costringerci alla mutilazione del nostro  corpo. Prestate molta attenzioni anche ad altri residui organici, come ad esempio: fibre di capelli, saliva, liquido seminale o altri fluidi corporei, sudore, sangue, cellule epiteliali, etc.

Internet e la cronologia:

Finché nessuno sospetta di voi, il vostro computer, tablet o smartphone è al sicuro, protetto dal vostro anonimato. Il discorso cambia radicalmente se i poliziotti cominciano a dubitare della vostra versione dei fatti. Quanto tempo potrebbe impiegarci la polizia postale a recuperare la vostra cronologie e tutti i vostri dati? Poco, molto poco. Oltre ai link a siti porno, video di gattini arruffati e social network, in mezzo a centinaia di Gigabyte, potrebbe esserci proprio quel file incriminante del quale pensavate di esservi sbarazzati,  come ad esempio l’ultima ricerca effettuata su Google: “come nascondere un cadavere”.

Per ulteriori approfondimenti vi suggerisco la lettura di uno dei miei ultimi articoli: Privacy & Tecnologia – cattivi compagni di letto.

Videosorveglianza:

Voi non avete idea di quante telecamere siano attualmente operative in ogni città metropolitana, borgo o paesino. Il perfetto serial killer non può far altro che celare il proprio volto con un cappellino o un cappuccio, indossare parrucche ridicole, senza poter mai alzare lo sguardo al cielo.

Videosorveglianza

Non dico che dobbiate assomigliare alla brutta copia di un pervertito con cappotto a collo alto e baffi finti, ma nemmeno uscire in bermuda e canottiera griffata.

Cash o moneta virtuale?

Scordatevi di utilizzare il Bancomat, carte di credito o carte prepagate presso qualsiasi esercizio commerciale, bar o ristorante. Internet è per sempre e ad ogni transazione economica corrisponde sempre un “registro digitale” di tutti i vostri movimenti. Ancora una volta l’anonimato resta la migliore opzione possibile, un pagamento in contanti (per piccoli importi) vi permetterà di restare “anonimi” senza produrre “nuovi dati” relativi al vostro conto corrente e ai vostri movimenti.

Non vorrete fare lo stesso errore di Benjamin Franklin Gates (Il Mistero dei Templari) quando dovette pagare con il Bancomat una replica-souvenir della Dichiarazione di Indipendenza, vero?

Smartphone, ullalà:

Non vi siete stancati di sentire sempre la solita storia al Telegiornale?

Assassino incastrato grazie al telefono cellulare: si trovava nella zona dell’omicidio.

Non ci vuole un genio a capirlo, il telefono cellulare dovete lasciarlo a casa! Non dovete portarvelo con voi, non dovete tenerlo acceso ma soprattutto non dovete ricevere o effettuare chiamate, nemmeno a vostra madre! Unica eccezione, chiamare la Polizia per auto-denunciarvi. Esistono infiniti modi per rintracciare uno smartphone a distanza, tramite le cellule telefoniche, il codice IMEI, il GPS integrato, il Wi-Fi, etc. Ebbene, nemmeno il buon vecchio Nokia 3310 – sprovvisto di compatibilità 3G/4G – potrebbe evitarvi la cattura in caso di utilizzo.

Il Grande Fratello:

Avete presente il film con Jim Carrey – The Truman Show? Ecco, l’esempio calza a pennello. Voi forse non ci avete mai fatto caso ma le grandi “industrie digitali” (Amazon, Google, Apple, Microsoft, Samsung, Huawei, etc.) hanno la brutta – bruttissima – abitudine di collezionare i nostri dati personali? Non ci credete? Pensateci bene.

Qual è la vostra casella di posta elettronica? Gmail? Molto bene, appartiene a Google, così come il vostro navigatore satellitare, il vostro Cloud e altri servizi indispensabili. Avete uno smartphone di ultima generazione che si sblocca con il sorriso o con il vostro pollice? Perfetto, significa che da qualche parte è stata registrata e archiviata  la vostra impronta digitale e la triangolazione del vostro volto. E, ditemi, utilizzate di tanto in tanto anche la ricerca o la dettatura vocale vero? Magnifico, ciò significa che i leader dell’informatica possiedono anche un campione del vostro timbro vocale (oltre a terabyte di informazioni che vi riguardano, come ad esempio: preferenze pornografiche, prodotti acquistati, messaggi privati, email, conversazioni social, contenuto della galleria, etc.).

Il problema nel commettere un omicidio è che “loro” sanno già cosa stai per fare, e lo hanno scoperto molto prima di te. In pratica è come mentire a propria madre, lei sa già che state dicendo una cazzata ma fa comunque finta di niente, perché prima o poi sarai tu stesso a confessare.

In conclusione:

Il risentimento è l’unica vera eredità che potremo lasciare un giorno ai nostri figli, forse è per questo che ogni tanto al telegiornale si sente parlare di stragi, delitti passionali, abusi e violenze domestiche. Radio, TV, e Videogames di certo non aiutano, riuscendo ad “anestetizzare” il nostro bisogno di giustizia, elevando la violenza gratuita al pari di una virtù. 

Uccidere qualcuno è sempre sbagliato (legalmente parlando) e non porterà mai a nulla di buono, perché è vero che in Italia la giustizia fa schifo e che i giudici sono quasi tutti corrotti fino al midollo, ma è anche vero che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Senza nemmeno rendervene conto durante il vostro primo omicidio potreste commettere un piccolo, insignificante, errore. Quant’è vero Dio, sarà proprio proprio per colpa di quella minuscola imperfezione che il vostro piano perfetto andrà in frantumi, costringendovi a scontare la pena in un carcere di massima sicurezza …. al massimo per un paio d’anni (con la buona condotta), perché tanto ve l’ho già detto: in Italia la giustizia fa schifo.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

MISSION & VISION

Probabilmente vi starete chiedendo chi diavolo è Filippo M. Negroni. Il guaio è che nemmeno io conosco la risposta ma posso dirvi comunque qualcosa su di me: Nessuno.

CONTATTI:

Email: negroni.filippomaria@gmail.com
Cell: 3398123685