Filippo Negroni Sangue Blu

Trainspotting, oggi.

Wi-Fi, Email, Chat, App, Tag, Social, Streaming, Stories.

Se non conosci la terminologia dello slang 2.0 puoi tornare nella tua caverna a disegnare pittogrammi.

Ormai è inutile negarlo, siamo diventati completamente dipendenti dalle nuove tecnologie. C’è chi crede che tutto questo sia un fenomeno “naturale”, una conseguenza inevitabile del progresso, altri invece gridano “pericolo!” e non possono fare altro che cercare rifugio nelle proprie convinzioni. Che ci piaccia oppure no queste sono le regole del mondo moderno, adattarsi è un imperativo, la pena è l’estradizione.

Un vecchio saggio ha detto che la tecnologia ci ha reso antisociali, buffo, non trovate? Com’è possibile che con l’attuale velocità delle connessioni 4G, gli abbonamenti all-inclusive, i Wi-Fi Spot gratuiti e l’enorme varietà di dispositivi tecnologici a basso costo presenti oggi sul mercato, qualcuno – anche solo un individuo ogni cento – non faccia ancora parte dell’ammucchiata? È assolutamente ridicolo! Perché è questo che siamo, numeri e codici identificativi ammassati gli uni sugli altri, in una realtà dove il diritto alla privacy non è che un lontano ricordo e gli unici che si ricordano quale sia il tuo colore preferito sono quei dannatissimi cookie su Internet :@

La domanda è: perchè?

Ma allora per quale motivo abbiamo preferito nasconderci dietro ad un display piuttosto che gridare in faccia al mondo le nostre idee? Dove sta scritto che per  avere un business di successo sia obbligatorio avere molti “followers” sul proprio social preferito? Ho conosciuto persone – anziani per lo più – che sapevano a memoria il numero di passi necessari per poter tornare a casa, che sapevano ascoltare in silenzio il sussurro delle piante e che erano contenti se a pranzo bevevano il loro quartino di vino rosso.

La tecnologia è subdola, azzera le distanze tra perfetti sconosciuti e ci rende schiavi delle apparenze. ll bello è che non possiamo fare altro che connetterci, acquistare e condividere. Ci lasciamo sedurre dal fascino meschino del “tutto e subito” e non proviamo nemmeno a negarlo. Siamo la marca di rossetto di una cantante famosa, la griffe sulla maglietta di una influencer cerebrolesa, gli affaristi dell’ultimo minuto che acquistano online a prezzi stracciati e che odiano a morte il “sistema” capitalista anche se non ci rendiamo conto che stiamo combattendo dallo stesso lato e per di più mano nella mano. Bello schifo, non trovate?

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Mea culpa:

Non fraintendetemi, io amo la tecnologia (anche se ritengo non sia adatta a tutti … specialmente in Italia) e nutro un profondo rispetto per le sue applicazioni. Eppure dall’alto della mia superbia mi rendo conto di non essere migliore degli altri. La necessità di sentirmi parte di una community ha prevalenza su ogni cosa. Non chiamateci “drogati”. Noi non siamo dei tossici in cerca di una dose! E anche se fosse alla fine non c’è niente di male, non manchiamo di rispetto a nessuno, tranne alla persona che è seduta al nostro stesso tavolo e che stiamo beatamente ignorando per rispondere ad un ridicolo post su facebook.

È inutile raccontarsi cazzate, la tecnologia crea dipendenza come il caffè, le droghe e il tuo telefilm preferito su Netflix.

Perciò non è mia intenzione cercare di redimervi dai vostri errori o sputare sentenze gratuite. Siamo tutti sulla stessa nave, imbarchiamo acqua da tutte le parti e il capitano non risponde perché è al telefono sull’altra linea. Fanculo le vere amicizie, i problemi della vita e la bellezza del tramonto. Il mio smartphone ha soltanto 12 Megapixel, il nuovo modello ne avrà ben 18 e con quello otterrò molti più followers. Una volta la religione era la panacea contro ogni male, oggi l’unica mela che conosciamo è quella stampata sulla scocca del nostro computer portatile.

Vorrei poter essere giudicato soltanto da Dio e non da migliaia di haters dietro allo schermo dei loro telefonini ma soprattutto vorrei indietro le care e vecchie indulgenze, quelle almeno costavano meno.

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Filippo Negroni Sangue Blu

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