Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Stranger Things 3 – si può migliorare un capolavoro?

Quando si parla di #StrangerThings bisogna farlo con cognizione di causa e dosare sempre con grande attenzione le proprie parole. A partire dalla prima stagione (pubblicata nel 2016), negli anni a seguire l’intera serie è riuscita a riscuotere sempre più consensi, soprattutto tra i giovanissimi, diventando uno dei pilastri portanti dell’intrattenimento targato Netflix. La terza stagione è ambientata nell’estate del 1985 (lo sappiamo perché nelle sale cinematografiche dello Starcourt era appena uscito “Ritorno al Futuro”), due anni dopo gli eventi che hanno spalancato le porte del “Sotto-Sopra” e che segneranno – per sempre – la vita del povero Will Byers. 

L’encomiabile lavoro svolto dai fratelli Duffer è il risultato di un’attenta pianificazione durata quasi due anni, e se consideriamo la qualità dell’intero franchise, possiamo affermare con certezza assoluta che le aspettative per questa terza stagione sono state ripagate! Inventare una storia avvincente che riuscisse a collegare l’interno filone narrativo alle vicissitudini dei personaggi non deve esser stato facile, ma chi mi conosce sa quanto mi piaccia mettere tutto in discussione. Sto per intraprendere una strada tortuosa: ecco cosa avrei voluto vedere nella terza stagione e cosa avrei totalmente cambiato se fossi stato alla regia.

Se qualche “talent-scout” di Netflix Italia sta leggendo questo articolo, sappiate che potrei mollare tutto e cominciare a scrivere per voi. L’unico problema è che non mi piacciono gli slurp alla fragola.

Il primo esperimento russo del 1984:

L’idea di prendere in ballo i compagni russi mi piace (una sorta di “Guerra Fredda” tecnologica nei confronti dello zio d’America) ma, come coloro che li hanno preceduti, l’hanno fatta grossa. Sfortunatamente per loro l’esperimento fallisce (o quasi!) e in mezzo a molte scintille e qualche cadavere vaporizzato assistiamo ad un inizio in grande stile. Personalmente avrei preferito un cambio di location e invece della solita “base segreta” avrei fatto svolgere questi primi eventi all’interno di un sottomarino nucleare sovietico, o – perché no – all’interno di una vera e propria centrale atomica. Gli eventi di Chernobyl si sarebbero verificati soltanto due anni dopo (il 26 Aprile 1986) ma una situazione analoga sarebbe potuta accadere in un qualsiasi reattore nucleare.

Come abbiamo visto, mantenere aperto un portale verso un altra dimensione richiede un enorme quantitativo di energia e la comparsa di creature dal Sotto-Sopra comporta sempre qualche sbalzo di corrente o interferenza elettro-magnetica. Et voilà! L’incidente nucleare è servito, sarebbe bastato sovraccaricare un reattore (o un banale “errore di progettazione”) per far collassare l’intero impianto e dar vita ad un tragico incidente. L’incipit perfetto per presentare al mondo il vero potere del Mind-Flayer.

Casa dolce casa:

Nessuno pensa mai al pericolo delle “radiazioni”. Visto e considerato che il Demogorgone, così come i Democani e il Mind-Flayer stesso, provengono da un’altra dimensione, non sappiamo quale tipo di radioattività posseggano. Sarebbe stato carino enfatizzare maggiormente la “natura” stessa di queste creature, dando loro caratteristiche biologiche ed esigenze fisiche ben superiori rispetto alla semplice necessità di “scorticare” cittadini indifesi. Un aumento di radiazioni verificatesi a seguito dei repentini attacchi del Mind-Flayer avrebbero donato quel tocco in più di realismo. Avrei apprezzato anche la presenza di un qualche tipo di fallout o “terra-formazione” (passatemi il termine) da parte del nostro gigantesco antagonista.

Teenager e D&D:

Qui la colpa è mia, lo ammetto. Mi sono così tanto affezionato al romanticismo della prima stagione da non riuscire ad accettare il fatto che questi poveri bambini debbano crescere. E – crescendo – ovviamente ci si sente ribelli, innamorati, si dicono parolacce e si mangia un sacco di gelato. La componente affettiva ha da sempre contraddistinto la serie di Stranger Things ma vedere Mike e 11 limonare duro mi ha sconvolto (comincio a capire il povero Jim); paradossalmente sono stati persino più svegli di Jonathan e Nancy.

Stranger Things 3

Will Byers:

Due parole: Will. Byers. Con questo mucchietto di lettere si può riassumere interamente la prima e la seconda stagione dell’intera serie. Mi è dispiaciuto un sacco vederlo messo da parte per consentire la creazione di nuovi scenari e avvenimenti (non che nelle prime due stagioni la sua presenza fosse eccessiva, probabilmente i fratelli Duffer hanno soltanto cercato di “svecchiare” un po’ la trama). Mi sarebbe piaciuto vederlo “morire”, questa volta per davvero, a seguito di un attacco del Mind-Flyer vista la loro particolarissima “connessione”. Una sorta di ultimo sacrificio necessario a giustificare questo drastico cambio di direzione.

L’infezione da Sotto-Sopra non gli avrebbe comunque permesso di vivere una vita serena, costringendolo a combattere la minaccia “dentro di lui”.

Gli americani? Sono al Luna Park.

Non ho intenzione di mentirvi: avrei fatto volentieri a meno dell’intera sequenza del Luna Park. Famigliole felici, bambini, musichine irritanti e tantissimi pop-corn. Informazioni del tutto irrilevanti, come la morte di Smirnoff (poverino, mi stava pure simpatico! Detesto le morti “senza senso”).

via GIPHY

All’interno della calma cittadina di Hawkins la polizia non esiste. Ci lavora soltanto uno sceriffo, Jim Hopper, ed è pure inca****o nero. In pratica è come se il governo degli Stati Uniti d’America non fosse minimamente interessato ai misteriosi “incidenti” del luogo .. non un solo soldato è stato impiegato nelle riprese, nemmeno come comparsa. Eppure due anni prima stavano mettendo a rischio la vita di centinaia di persone, possibile che nessuno sappia niente?

Undici:

11 e Mike sono follemente innamorati e l’amore fa fare cose stupide, come ad esempio quella di consegnarsi spontaneamente ai russi per poter liberare il proprio fidanzatino imprigionato. Grazie alle straordinarie doti psichiche di El e alla innovativa tecnologia sovietica, il “cannone apri-portali” avrebbe potuto lavorare in condizioni ottimali garantendo un flusso costante. In pratica Undici avrebbe svolto il ruolo di “condensatore” (come quello di una scheda elettronica), evitando che gli incidenti del sottomarino o della centrale atomica potessero ripetersi anche ad Hawkins.

Stranger Things 3

Dopo aver riaperto il portale (per poter recuperare dati tecnici sulla sua composizione e campioni organici) ed aver assicurato Mike alla tutela di Jim Hopper, sarebbe giunto il momento di richiuderlo. In uno scenario post-apocalittico con russi scorticati, Demogorgoni e Democani sparsi nel centro commerciale e per tutto il Luna Park, 11 avrebbe dovuto dar prova di sé smembrando il terrificante Mind-Flayer pezzo dopo pezzo. Chiudere il portale sarebbe stato impossibile senza l’aiuto della cavalleria americana (e dei vecchi ingegneri / loschi figuri al lavoro sulla centrale elettrica della prima stagione). Una sorta di “unione” tra nazioni, capace di far mettere da parte le rispettive divergenze politico-militari per il bene del genere umano. 

Undici avrei voluto vederla di nuovo rasata, vestita soltanto di un camice da laboratorio e qualche elettrodo ancora attaccato al braccio. Rigorosamente a piedi nudi mentre salva – nuovamente – il mondo. Tutto attorno a lei decine di militari con giubbotti anti-proiettile e caschi rinforzati, colpi di AK-47 e fauci di Demogorgone ad ogni inquadratura. Americani, Russi, Scienziati, persino il gigantesco colosso dai muscoli in acciaio. Tutti pronti a morire per porre rimedio a ciò che avevano fatto in passato: scoperchiare il vaso di Pandora senza aver la benché minima idea su come richiuderlo. 

In conclusione:

Non voglio che consideriate questo articolo una provocazione, l’intento era quello di esporvi le mie idee e capire fino a che punto i fratelli Duffer si sarebbero potuti spingere oltre con la narrazione. Spero che nel leggerlo vi siate divertiti, almeno la metà di quanto mi sono divertito io nel scriverlo. Qui “Aquila Calva”, passo e chiudo.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

CONTATTI:

Email: negroni.filippomaria@gmail.com
Cell: 3398123685

ULTIMI ARTICOLI:

Instagram