Sangue Blu Filippo Maria Negroni

La Casa di Carta: Psicologia de “Il Professore”

Ha fatto il suo ingresso su una Seat Ibiza del ’92, con la stessa pacatezza e lucidità che lo ha sempre contraddistinto dal resto della banda. Sto parlando di Sergio Marquina, in arte “il Professore” nella serie evento: La Casa di Carta (rivoluzione in casa Netflix).

Questo “criminale-filantropo” – dal Q.I. decisamente elevato – possiede così tanti aspetti e sfaccettature da meritare un’analisi psicologica dettagliata. Fortunatamente per voi, a differenza del suo piano per rapinare la zecca di stato, io cercherò di riassumere gli aspetti più salienti in appena 5 minuti.

1 – Distacco emotivo:

La prima regola della rapina perfetta è  quella di celare la propria identità, e Sergio Marquina sa bene come non farsi notare. Per questo motivo, fin dalla prima puntata, ai membri della banda viene attribuito un “nome in codice”, utilizzando quello delle città (Tokyo, Rio, Denver, Mosca, etc.). Questa tecnica garantirebbe in oltre una sorta di “distacco” emotivo. Ricordiamoci sempre che queste persone dovranno restare rinchiusi in una villa per cinque mesi, recidendo qualsiasi legame con le loro vite precedenti; una sorta di isolamento controllato, estremo ma necessario. Niente nome, niente passato. Per quanto possa sembrare brutale, questo escamotage permetterà ai membri della banda di concentrarsi unicamente sulla buona riuscita del piano.

2 – Precisione:

Come un solerte bibliotecario, il Professore sente l’assoluto bisogno di etichettare qualsiasi cosa. Ogni fase del suo piano infatti possiede una collocazione temporale e un nome preciso (come ad esempio: il piano “Alkatraz” o “Epicentro”). Anche se non è difficile comprenderne le motivazioni (l’utilizzo di nomi o frasi in codice garantisce maggiore sicurezza nelle comunicazioni), è la stessa Raquel a deridere Sergio dicendogli che ha la mania di dare un nome a tutto.

3 – Superstizione:

L’unica regola del Professore è quella di lasciare i problemi fuori dalla porta mentre si sta compiendo il colpo più grande della storia. Tutto deve essere pianificato nei minimi dettagli e deve essere svolto con la stessa precisione di un orologio svizzero. Mancare di rispetto alla rapina, anteponendo i propri bisogni al benessere della squadra, li esporrà ad una serie di minacce non previste.

Sento che sto tradendo la banda, che sto mancando di rispetto alla rapina. Io sono un giocatore di scacchi, e Fisher non avrebbe mai affrontato Spassky con la sua ragazza affianco – Sergio Marquina

I sentimenti non sono altro che una banale distrazione, o almeno questo è quello che continuava a ripetersi fino a quando non ha incontrato l’amore della sua vita, Raquel Murillo (ispettore di polizia).

4 – Autismo:

Siamo abituati a credere che chi soffre d’autismo abbia un disturbo psicologico altamente invalidante, ma in verità non è sempre così. Gli individui autistici possono avere alcuni aspetti della propria vita gravemente compromessi, ma altri possono essere normali o addirittura migliori, come nel caso di Sergio. Il comportamento del Professore è rigidamente controllato, vittima della sua stessa routine.

Molte persone con il disturbo dello spettro autistico mostrano abilità superiori alla media, nella percezione e nell’attenzione. Il distacco dal resto del mondo e da tutto ciò che rappresenta il “sistema” è molto evidente, costringendolo ad immedesimarsi nel ruolo di osservatore esterno.

Il professore: nessun precedente, nessun documento, ultimo rinnovo della carta di identità a 19 anni. A tutti gli effetti un fantasma, però un fantasma molto intelligente – Tokyo

La sua resistenza al cambiamento, i comportamenti ritualistici, la perfetta conoscenza del protocollo e di tutti gli altri schemi/procedure sommate alla costante stereotipizzazione dei personaggi lo rendodono – a mio avviso – un perfetto savant. 

5 – Ritualismo:

Per quale motivo è stato scelto “La casa di Carta” come nome della serie? La maggior parte di voi penserà: perché rapinano la zecca di stato, è ovvio! E se non fosse proprio così? Ognuno di noi sicuramente avrà notato lo strano comportamento del professore, specialmente sotto stress. Sto parlando dei suoi origami di carta rossa.

Gli origami incarnano uno dei concetti più amati della filosofia orientale:

nulla è fisso, tutto si trasforma.

Da un materiale così fragile come la carta è possibile dar vita a qualcosa di estremamente complesso, mantenendo inalterata la sua anima. Il Professore è come un bambino, immagina la rapina perfetta e riesce a concretizzarla in un gioco. Per lui il denaro non è altro che un semplice pezzo di carta, ciò che gli da valore è quello in cui ci hanno insegnato a credere. Il vero nemico da battere è il “sistema”, e come in una partita a “guardie e ladri” è fondamentale conoscere il proprio rivale.

La Casa di Carta

Nulla è fisso e tutto si trasforma; per lui il cambiamento è sempre attuabile, perché tutte le grandi rivoluzioni nascono sempre da un semplice foglio di carta.

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Se vi è piaciuto l’articolo, vi invito a leggere: La Casa di Carta: Rivoluzione in casa Netflix.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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