Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Jack Park Canny Dope Man – la canzone creata da una Intelligenza Artificiale

Vi siete mai soffermati a pensare quale sia la reale differenza tra un essere umano e una macchina? Proviamo a fare il punto della situazione. Molti di voi diranno  “un computer si può spegnere con un semplice tasto”, “una macchina non è creativa”, “i robot non provano emozioni”. Ovvietà, certo. Eppure è sufficiente soffermarsi un istante in più sulla questione (ignorando i classici stereotipi ai quali siamo abituati) per comprendere quanto siano errate le nostre convinzioni.

Così come un computer può subire un arresto di sistema, un essere umano può morire. Non siamo tutti creativi allo stesso modo (a taluni manca proprio l’estro) e per quanto riguarda lo spettro delle emozioni, beh, vi posso assicurare che mi è capitato di conoscere dei veri stro*** senza cuore.

Cominciate a comprendere il mio punto di vista? Uomini e macchine non sono poi così diversi. A sostenere questa teoria non sono soltanto io (blogger sconosciuto ai più) ma in passato anche grandi menti hanno sollevato questioni del tutto similari. Basti pensare al così detto Test di Turing, un esperimento ideato con il preciso scopo di verificare se una macchina sia realmente in grado di pensare come un essere umano. Tale criterio è stato suggerito per la prima volta da Alan Turing nell’articolo Computing machinery and intelligence, apparso nel 1950 sulla rivista Mind.

[a seguire: una scena dal film “EX MACHINA”, un film poco conosciuto, se ve lo siete perso vi consiglio di recuperarlo assolutamente].

Lasciatemi spiegare:

Prima che iniziate ad additarmi come un pazzo visionario, vorrei spiegare meglio il mio punto di vista. Così come esistono in natura organismi più o meno complessi (basti pensare al quoziente intellettivo di un comune essere umano paragonandolo a quello di una medusa), per “macchine senzienti” non intendo semplici dispositivi elettronici (come: notebook, smartphone o tablet) ma vere e proprie “Intelligenze Artificiali”, ovvero super computer ad altissima capacità d’elaborazione composti da reti neurali e fibre ottiche.

via GIPHY

Credetemi, non mi sognerei mai di paragonare un qualsiasi assistente vocale del calibro di Siri, Google o Alexa all’intelletto umano.

Jack Park Canny Dope Man:

Dopo questa lunga introduzione all’argomento, siamo pronti per parlare della canzone “Jack Park Canny Dope Man”, un brano interamente creato da una intelligenza artificiale specifica (più comunemente chiamata: “bot”). Se vi siete persi il mio articolo sulle I.A. vi invito a leggerlo: Facebook – Intelligenza Artificiale fuori controllo.

Lo studio di programmazione Space 150 ha compilato un software in grado di scrivere musica e testi proprio come avrebbe fatto Travis Scott (rapper e produttore discografico statunitense). Per poter realizzare questo brano, hanno dovuto insegnare al programma ad “ascoltare” le sue canzoni. Dopo due settimane di studi e prove su un modello di generatore di testi, il programma è stato finalmente in grado di riprodurre e imitare gli schemi ritmici, le melodie e le rime proprie della discografia del rapper (fonte: dlso.it)

Il video – realizzato per l’occasione – è un mix di motion-capture, computer grafica (CGI) e deep-fake. Per poter far somigliare la “voce” del programma al timbro vocale del cantante è stato utilizzato un uso massiccio dell’auto-tune (un filtro molto utilizzato anche ai giorni d’oggi, specialmente nel genere “trap”). Il video è piuttosto inquietante, non trovate?

Siamo rimasti affascinati dall’esperimento. Sono venute fuori cose che non avremmo mai escogitato … come alcune rime all’interno della nuova canzone, ha dichiarato il direttore creativo esecutivo di Space150, Ned Lampert.

In Conclusione:

Inutile negarlo, il pezzo suona terribilmente orecchiabile e non sembra essere frutto di un mero calcolo matematico. Analizzando più da vicino il testo della canzone è chiaro che quest’ultimo non sia stato “scritto” (o meglio: “elaborato”) con lo scopo di suggestionare, spesso infatti si incorre in strofe senza alcun senso (come ad esempio quella in cui dice di “non volersi scopare il cibo alla festa”). Il risultato comunque è qualcosa di eccezionale e meriterebbe di entrare a pieni voti nella vostra personalissima playlist di Spotify.

Per salutarci, non mi resta altro che citare le parole di un noto filosofo, tale Jean Baudrillard (parole presenti proprio all’inizio del videoclip):

La cosa triste, a proposito dell’intelligenza artificiale, è che le manca l’artificio e quindi l’intelligenza.

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Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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