Sangue Blu Filippo Maria Negroni

I.A.- Intelligenza Artificiale

I

Vi siete mai domandati quanto tempo ci metterebbe una I.A. (Intelligenza Artificiale) nell’analizzare e catalogare l’intero genere umano? Io si … e sono giunto ad una drammatica conclusione.

I.A. – Fantascienza o realtà?

Ma partiamo dalle basi: per I.A. si intende una sorta di “intelligenza” creata artificialmente in laboratorio con il preciso scopo di eguagliare o persino superare l’intelletto umano; tale condizione non potrebbe sussistere senza un’attenta programmazione Software e relativa progettazione Hardware.

La domanda che mi sono posto (e che si è posto anche il signor Alan Turing, il geniaccio di “Imitation Game”) è la seguente: nel caso ci trovassimo di fronte ad una vera intelligenza artificiale saremmo in grado di “distinguerla” da un vero essere umano? La risposta non è poi così scontata. Se tale I.A. cominciasse ad imitarci, simulando una parvenza di emotività, sarebbe pressoché impossibile per noi riuscire ad individuarla.

Le tre leggi della robotica:

Amo il mio tostapane perché adoro i toast al formaggio ma soprattutto perché sono in grado di accenderlo e spegnerlo in qualsiasi momento; ma se quest’ultimo decidesse di sua spontanea volontà di bruciarmi tutti i panini e non potessi più fermalo? Arriverei di sicuro in ritardo a lavoro! Qui interviene un altro luminare della letteratura, Mr. Isaac Asimov con le sue tre leggi della robotica:

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ovviamente stiamo parlando di fantascienza (anche se a dire il vero la notizia di qualche caso “sospetto” ha già fatto il giro del mondo, come ad esempio l’esperimento – fallito – sulle I.A. condotto da Facebook)

Il metodo scientifico:

Fatte queste premesse possiamo finalmente giungere alla fase conclusiva di questo articolo parlando del “metodo scientifico” di Galileo Galilei in relazione alle tanto amate e temute I.A.

Tutti sappiamo che il M.S. si basa sui principi di osservazione del fenomeno e sperimentazione (del suddetto) in ambienti controllati, con lo scopo di convalidare o confutare una determinata ipotesi. Eppure, nonostante gli enormi progressi in ambito scientifico siamo ancora fortemente ancorati al nostro limitato approccio mentale ma soprattutto alla nostra “morale” da quattro soldi. Non sto dicendo che condurre esperimenti sugli essere umani sia una cosa giusta, ma spesso dimentichiamo che la maggior parte delle più grandi scoperte dell’uomo sono avvenute scalando una folta pila di cadaveri (siano essi inconsapevoli cavie da laboratorio, coraggiosi volontari o prigionieri di guerra).

Sulla Luna non ci siamo arrivati vendendo biscotti. Abbiamo piantato la bandiera grazie agli esperimenti condotti dai tedeschi.

Sacrificarne pochi per salvarne tanti. E’ un pensiero pericoloso, lo so, ma mentre io mi limito a scriverlo in un articolo dalle discutibili basi scientifiche qualcuno – nel mondo – lo sta mettendo in pratica, magari proprio in questo istante. Pensate che un Computer sufficientemente potente in preda ad un delirio di onnipotenza, programmato per agire come un “normale” essere umano, non farebbe esattamente la stessa cosa? Per una CPU (leggasi: Processore) non esisterebbe alcuna differenza tra uomo, donna o bambino.

La conclusione di una I.A.

Popolazione umana 7.600.000.000 in continua espansione, 10.600.000.000 tonnellate di CO2 bruciate nel 2018 (aggiornato al 10/04/2018), deforestazione, allevamenti intensivi, malattie, guerre, crisi economica, test nucleari. Se fossi una I.A. decentemente programmata non impiegherei più di un picosecondo per condannare l’intero genere umano ad una estinzione forzata con lo scopo di ristabilire l’equilibrio nel mondo (forse comincio a comprendere la logica di Glados in Portal I/II).

Fortunatamente fino a quando quelle dannate macchine resteranno collegate alla corrente elettrica di qualche laboratorio non esiste una minaccia tangibile, almeno dal mio punto di vista. Una I.A. può creare dei backup della propria memoria, può hackerare altri dispositivi e/o siti internet governativi, può “spostarsi”da un continente all’altro nel giro di pochi secondi ma se viene privata della necessaria alimentazione elettrica probabilmente l’ultimo bip che esalerà sarà quello definitivo.

Perciò NIENTE PAURA! Fino a quando non inventeranno batterie decenti per i nostri smartphone di sicuro non dovremmo preoccuparci di catturare una I.A. impazzita impiantata nel corpo di un robot armato.

Siamo davvero così intelligenti?

Vi ho ripetuto fino alla nausea che una I.A. sarebbe più intelligente di un essere umano, più cattiva ma soprattutto più veloce nell’analizzare ogni possibile scenario; ma dove sta scritto che dovrebbe per forza pensare – e agire – come uno di noi?

GLaDOS – Genetic Lifeform and Disk Operating System: forma di vita genetica e sistema operativo su disco.

Per quanto un programmatore possa sforzarsi, l’algoritmo alla base della sua intelligenza artificiale resterebbe terribilmente “umano”. Per questo motivo, così come è avvenuto per l’uomo durante il suo percorso evolutivo (da scimmie ad Homo Sapiens), anche le I.A. dovrebbero “evolversi” seguendo la fredda logica del loro intelletto. Di sicuro non sarebbe un cambiamento lento o dettato da futili necessità biologiche, ma avverrebbe alla velocità di diversi Gbps (Gigabit per secondo: unità di misura informatica) in maniera estremamente complessa e a seguito di un’attenta pianificazione.

Il nostro peggiore incubo:

Volete sapere a quale conclusione sono giunto? Se mai ci sarà la fine del mondo sono più che sicuro che la nuova “specie” dominante sarebbe quella delle I.A., a patto che quest’ultime siano in grado di inventare un sistema di alimentazione energetica più efficiente rispetto agli standard attuali.

Il problema potrebbe complicarsi se decidessimo di automatizzare una centrale nucleare dotandola di un efficentissimo nucleo I.A. (se siete agenti governativi non prendete spunto da questo paragrafo, preferisco di gran lunga il classico operaio sottopagato che pratica assenteismo sul posto di lavoro).

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Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

MISSION & VISION

Probabilmente vi starete chiedendo chi diavolo è Filippo M. Negroni. Il guaio è che nemmeno io conosco la risposta ma posso dirvi comunque qualcosa su di me: Nessuno.

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