Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Facebook: Intelligenza Artificiale fuori controllo!

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Sapevate che ogni singola azione che compiamo attraverso il nostro smartphone, tablet o personal computer viene processata e archiviata all’interno di enormi database sparsi in giro per il mondo? Proprio così. Ogni messaggio inviato tramite Whats’App, ogni Email, SMS, ricerca in internet o transazione bancaria verrà compressa, memorizzata e catalogata – a tempo indefinito – in un anonimo Server situato chissà dove, affinché sia sempre possibile “attingere” informazioni inerenti alle nostre preferenze commerciali, alla nostra posizione geografica o all’interno del web. Se fino a qualche anno fa per arricchirsi occorreva avere una raffineria di petrolio o una miniera di diamanti in Africa, oggi ciò che rende potente un’azienda (del calibro di Apple, Google o Amazon) non è tanto il numero di dispositivi venduti ogni semestre, bensì la quantità di dati che riescono ad acquisire (… e successivamente a rivendere al miglior offerente).

Mastercard ha venduto a Google i dati sensibili di 2 milioni di utenti.

Fino a qui, nulla di nuovo. Questo si sapeva già, la Privacy non è che un lontano ricordo. Purtroppo però siamo soliti pensare, sbagliando, che i “nostri dati” non siano poi così interessanti se paragonati a quelli di persone molto più influenti o semplicemente più ricche. L’errore è proprio questo. Dal momento che utilizziamo un dispositivo elettronico e dimostriamo interesse per qualcosa (un evento, un prodotto o un’ideologia) entriamo a far parte di quell’enorme gioco di intrighi e violazioni che ha come unico scopo quello di ledere la nostra privacy, trasformandoci a tutti gli effetti in prosperose vacche da mungere.

Il problema delle I.A.

Ho già parlato altre volte (più precisamente, QUI) di quanto possa essere pericolosa una I.A. (Intelligenza Artificale) senza controllo e non intendo dilungarmi troppo sull’argomento, per ora. Purtroppo però queste “intelligenze” diventeranno un supporto sempre più fondamentale man mano che la mole di traffico dati aumenterà. Cercando di semplificare il più possibile il concetto, vi basta immaginare quanto possa essere complicato gestire centinaia di Terabyte (1 Terabyte = 1.000 GB) inerenti a migliaia di utenze connesse simultaneamente su un determinato sito web. Prendiamo ad esempio Amazon.com, la nota piattaforma di shopping online. Sapevate che spedisce 13,7 milioni di pacchi al giorno?

Amazon effettua il 43% di tutte le vendite online negli Usa.

Se questi numeri vi sembrano esagerati, sappiate che sono dati raccolti nel 2017 e che al giorno d’oggi la situazione si è ulteriormente aggravata. Alla base del “miracolo” del web vi è sempre un particolare algoritmo: un insieme di leggi, codici e processi che ripetuti all’infinito permettono l’esecuzione di infinite procedure (dallo sfogliare il catalogo online ai “suggerimenti mirati” per gli acquisti). Colui che crea, modifica e migliora l’algoritmo è così detto programmatore e il problema di queste figure professionali risiede proprio nella loro umanità.

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Un essere umano ha bisogno di dormire, di mangiare, di sfogare lo stress e possiede una limitata capacità di elaborazione dati e problem solving. Tutti questi “inconvenienti” posso essere tranquillamente risolti se al posto dell’essere umano si mette in funzione un super-computer dotato di intelligenza artificiale, nata (pardon, programmata) con l’unico scopo di migliorarsi sempre di più. Questo è quello che è successo il 1 Agosto 2017, quando Facebook decise di condurre un esperimento coinvolgendo due I.A. appositamente create dai ricercatori. 

Facebook: l’esperimento dei due Bot:

Lo scopo dell’esperimento era molto semplice. Due Bot (programmi) avevano il compito di dialogare tra loro in lingua inglese e di condurre alcune semplici trattative per diversi oggetti. All’inizio tutto sembrava procedere per il meglio, fino a quando le due I.A. non hanno iniziato a comportarsi in maniera “bizzarra”. I due Bot – “Bob” e “Alice” – avevano sviluppato un proprio linguaggio partendo dalla lingua inglese. Inizialmente si pensò ad un malfunzionamento, poi compresero che quell’insieme caotico di termini possedevano un significato. I due programmi avevano compreso i “limiti” del linguaggio comune e con le uniche informazioni in loro possesso avevano deciso arbitrariamente di apportare alcune modifiche, ottimizzando così la comunicazione tra le due parti.

Ecco come è apparsa la comunicazione agli sviluppatori:

  • Bob: i can i i everything else . . . . . . . . . . . . . .
  • Alice: balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to
  • Bob: you i everything else . . . . . . . . . . . . . .
  • Alice: balls have a ball to me to me to me to me to me to me to me
  • Bob: i i can i i i everything else . . . . . . . . . . . . . .
  • Alice: balls have a ball to me to me to me to me to me to me to me
  • Bob: i . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
  • Alice: balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to
  • Bob: you i i i i i everything else . . . . . . . . . . . . . .
  • Alice: balls have 0 to me to me to me to me to me to me to me to me to
  • Bob: you i i i everything else . . . . . . . . . . . . . .
  • Alice: balls have zero to me to me to me to me to me to me to me to me to

A preoccupare i ricercatori che hanno condotto il test è stato il fatto che il lingua usato dai Bot, nonostante non avesse un senso compiuto per gli esseri umani, non sembrava essere del tutto casuale.

Dobbiamo staccare la presa del tosta-pane?

Mike Lewis, responsabile del progetto: Facebook AI Research ha affermato che non c’è nulla di cui preoccuparsi in merito all’esperimento del 1 Agosto. Lo stesso Dhruv Batra, ricercatore di Facebook che ha seguito il caso, ha ripetuto più volte che si sta facendo molto rumore per nulla, invitando gli utenti a consultare le vere ricerche sul tema e a non fidarsi delle decine di fake news presenti in rete.

Sebbene l’idea che le macchine inventino un loro linguaggio possa sembrare “allarmante” per alcune persone non del campo, l’intelligenza artificiale rappresenta un settore molto solido. Semplicemente alcuni Bot, a cui viene chiesto di svolgere un determinato compito, spesso trovano dei modi non “intuitivi” per raggiungere il risultato – Dhruv Batra

E voi? cosa pensate a riguardo? Avete già staccato la spina del vostro tosta-pane?

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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