Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Disneyland Top-Secret: il misterioso “Club 33”

Se anche voi avete sempre sognato di visitare Disneyland California, sappiate che esistono due modi di farlo: da “comuni mortali”, oppure grazie al passepartout  offerto ai soci del misteriosissimo “Club 33” (presente nei parchi di Los Angeles e Tokyo).

Quest’ultimo è molto più di una semplice VIP-Lounge; la lista d’attesa per poter iscriversi al club è di quasi 15 anni e – ammesso che abbiate tutti i requisiti (occorre una lettera di presentazione oltre ad una forte raccomandazione) – il costo per diventare membri può arrivare fino a 50.000 $! 

Quando il caro e vecchio Walt Disney posò il primo mattone, sapeva bene che oltre alle celebrities e ai finanziatori del proprio parco di divertimenti, pochi altri se lo sarebbero potuto permettere. Così decise di non spargere troppo la voce, nascondendo l’esatta collocazione del club persino agli addetti ai lavori.

Notate bene: data la particolarità del suo portone d’ingresso, è facile confonderlo con uno dei tanti elementi scenici.

Disneyland California: il Club 33 si trova nella Land dedicata a New Orleans, accanto al Ristorante Blue Bayou, al numero 33 di Royal Street.

Anche se il club “ufficialmente” non esiste, quest’ultimo è l’unico posto in tutta Disneyland dove potrete bere alcolici. Tra i vantaggi dell’essere soci, troviamo la possibilità di avere biglietti omaggio e passepartout per saltare la fila alle attrazioni, l’accesso al treno extra-lusso “Lilly Belle” e un tavolo sempre disponibile al ristorante del primo o secondo piano.

Attualmente il Club conta numerosi soci, dagli attori di Hollywood (come Tom Hanks) alle Pop-Star del calibro di Katy Perry (anche Micheal Jackson venne visto diverse volte al suo interno), per arrivare addirittura ad alcuni ex Presidenti degli States.

Sfortunatamente per il suo creatore, il club venne inaugurato nel Maggio del 1967, esattamente 5 mesi dopo la morte di Walt Disney.

Perché proprio “33”?

Esistono numerose ipotesi a riguardo, la più accreditata ritiene che il nome – pardon, il numero – fosse un riferimento diretto ai primi sponsor del parco a tema, per l’appunto: trentatré; tra questi troviamo: Coca-Cola, United Air Lines, Pepsi-Cola, Bank of America e molti altri. In oltre, la legislazione americana impone che ogni licenza per vendere alcolici sia “collegata” ad un indirizzo civico ben preciso, forse fu proprio per questo motivo che dovettero attribuire un numero al misterioso edificio (l’unico a possederne uno in tutta Disneyland).

Cosa c’è dentro?

Ammesso che riusciate ad entrare, una volta varcata la soglia vi ritroverete davanti ad un enorme ascensore d’epoca che vi porterà al primo o secondo piano (in alternativa potete utilizzare le scale e ammirare i numerosi cimeli in esposizione).

Il primo ambiente che vi si presenterò davanti è il bar, assieme ad una lunga galleria piena di gadget in edizione limitata (ovviamente in vendita!), per poi giungere alla sala del ristorante e alle terrazze panoramiche. Come potete notare, al suo interno tutto è arredato in perfetto stile ottocentesco.

Una piccola curiosità:

Ogni club è pieno di cimici, telecamere e microspie. Non tanto per garantire ai soci un elevato standard di sicurezza, piuttosto per il semplice – e perverso – gusto di origliare. Il chiaro intento di Walt Disney era quello di spiare gli invitati a scopo precauzionale, prima di sedersi al tavolo con loro.

Tuttavia, ciò che risulta ancor più strano è la presenza di un inquietante condor meccanico (leggasi: animatronic). La sua funzione primaria sarebbe stata quella di interagire con gli ospiti, fornendo loro indicazioni. Il destino volle che a causa di numerose complicazioni tecniche, il robot non entrò mai in funzione. Oggi giace inutilizzato e sorveglia dall’alto l’intera sala, comodamente appollaiato all’interno di uno dei club più esclusivi al mondo.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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