Sangue Blu Filippo Maria Negroni

COVID19 e podisti: Darwin si sbagliava

Secondo la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, ogni specie del pianeta deve lottare per la sopravvivenza della stessa. Nel caso specifico della razza umana, tutti coloro che riescono a raggiungere la piena “maturità sessuale” e a riprodursi, dovrebbero essere – a conti fatti – gli individui più adatti ad affrontare le minacce e i pericoli dell’ambiente (avendo ereditato caratteristiche fisiche/genetiche utili alla lotta per la propria esistenza).

Ciò che penso, è che quel geniaccio di Darwin si sbagliasse. 

Il noto biologo del 1800 infatti non aveva tenuto conto di certe “variabili”, come ad esempio il progredire della scienza e della medicina, il miglioramento delle condizioni di vita, l’acquisizione di nuovi diritti, l’espansione dei centri urbani, etc. Insomma, mi sento di affermare che nel 2020, la vita per come la conosciamo è molto di più di una semplice lotta tra “vincitori” e “vinti”. Al giorno d’oggi, difatti, ci sono molti più idioti.

COVID19 e decreti:

In un articolo di qualche mese fa (Coronavirus – apocalisse in arrivo) decisi di affrontare la questione COVID19, cercando di approfondire l’argomento nel limite delle mie possibilità. Come tutti sappiamo, da quando venne rilevato il primo contagio a Wuhan, la situazione è parecchio cambiata e ora tutti gli abitanti del pianeta sono costretti a limitare gli spostamenti non essenziali. Fin qui, nulla di nuovo. Ormai cominciamo ad abituarci ai decreti del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (noto “sex-symbol italiano”, nonché “daddy” per eccellenza).

Eppure, c’è gente che continua a fare di testa propria, nonostante i numerosi divieti. Sto parlando di una piaga che riguarda esclusivamente il mondo degli sportivi, i così detti: runners (o “podisti”).

Chi sono i runners?

Come riconosco un podista? Il “runner-medio” è un individuo facilmente identificabile. Indossa tutine acriliche molto aderenti e dai colori sgargianti (per lo più giallo evidenziatore o rosa shocking). Corre lungo le ciclabili, trascinando un mucchio d’ossa stanche. Alcuni di loro credono veramente in quello che fanno, altri hanno deciso che “soffrire inutilmente” sarebbe stato il loro ultimo scopo nella vita.

Quando domandi ad un runner “perché lo fai?”, quasi sempre risponde che adora correre all’aria aperta (come se a Bologna si respirasse la stessa aria dell’Appennino).

Attenzione però, non dobbiamo confondere lo “sportivo occasionale” da un podista di serie A. La differenza tra i due è che il runner professionista corre in qualsiasi condizione atmosferica: pioggia, neve, grandine. In pratica loro se ne fregano dell’ allerta meteorologica, se scivolano e si rompono una caviglia sono felici. Battono la testa e si provocano un ematoma? Fa niente. Tutto è sacrificabile per la grande causa: dimostrare al mondo intero che sono persone migliori di noi, comuni mortali che adorano poltrire sul divano o fare shopping nei centri commerciali.

Il podista non si limita a correre sulla ciclabile la domenica mattina, lui ti giudica. Può sembrare che si stia facendo i fatti suoi mentre si dimena sul selciato ma in realtà, tra un conteggio e l’altro delle calorie, sa bene che con quella corsetta di sole “3 ore” si è guadagnato 3 settimane in più di vita. E tu, dal tuo balcone, con l’ultima sigaretta hai appena bruciato 15 minuti.

Persino Amazon, con l’ultimo spot andato in onda prima della diffusione del COVID19, aveva deciso di prendere in giro i fanatici dello sport.

#STAIACASA:

Tutti quanti conosciamo il popolare hashtag: #staiacasa. Lo abbiamo sentito per radio, visto in televisione e su tutti i social. Il messaggio è tanto breve quanto chiaro: per evitare possibili contagi, DEVI STARE A CASA! Nessun ha detto che sarebbe stato facile, non lo è affatto. Internet da una mano, è vero, ma nessuna video-chiamata o messaggino su WhatsApp potrà mai sostituire il calore di un abbraccio.

Il vero problema è quando ti affacci alla finestra, con lo stesso pigiama da una settimana (che ormai implora pietà), e vedi davanti a te tanti minuscoli esserini, intenti correre come se nulla fosse lungo la strada. In quei brevissimi istanti che precedono la mia collera, io mi domando: se c’è decreto che obbliga le persone a rimanere chiuse in casa, perché quale assurdo motivo certa gente si ostina a fare quel ca**o che vuole?

Ho paura degli idioti.

Parliamoci chiaro, se vedessi qualcuno correre sotto casa gli urlerei contro. Fortunatamente, non per i motivi che potete immaginare: non ho paura di un contagio, della nebulizzazione del virus attraverso il suo respiro affannato o della contaminazione di fontanelle e del verde pubblico. Diciamo che pur non essendo un virologo, credo di aver compreso come funzioni un virus.

Se il podista corre sotto casa mia, a 10 metri di distanza dal mio balcone, non corro alcun pericolo. E se invece mi corre vicino un contagiato con il respiro affannoso? Qui la situazione cambia.

Il problema di base è che queste persone pensano di essere “sopra la legge”. Hanno preso i decreti del Presidente del Consiglio e hanno deciso di interpretarli a modo loro, giustificando il loro bisogno di attività sportiva all’aria aperta come “necessità concreta”.

L’errore consiste nel dare un cattivo esempio, continuando ad alimentare una logica profondamente sbagliata e pericolosa: se lo fanno loro, allora posso farlo anche io. Podisti di tutta Italia, attenzione! Se continuerete a correre sotto casa dei vicini, potete star sicuri che alla prima occasione vi prenderanno sotto con la macchina.

In conclusione:

È sbagliato pensare che il virus non possa farvi nulla, in nessun caso. Se non toccate superfici infette, non create assembramento e vi tenete alla distanza minima di sicurezza , i rischi di contagio sono pressoché nulli, è vero; si tratta di semplici nozioni scientifiche. Ciò che questi podisti dal cervello atrofizzato non riescono a capire è che facendo attività sportiva all’aria aperta, aumentano i rischi di finire in ospedale (anche per futili motivi, come ad esempio a causa di una caviglia distorta, di una caduta, o anche solo di una semplice bronchite). Se c’è una cosa di cui la sanità italiana non ha bisogno in questo momento è la degenza in ospedale dei casi “non critici”, per non parlare del rischio di contagio dei soggetti sani.

Se hanno imposto dei limiti di distanza da casa persino ai proprietari di animali domestici, un motivo ci sarà.

Come ha già ripetuto diverse volte il nostro “daddy”, si può uscire di casa solo per reale necessità, motivi lavorativi o medico-sanitari.

La tua corsetta per metterti in forma non rientra – in nessun modo – nelle priorità dello Stato, così come il dover curare la tua distorsione alla caviglia in un’ospedale sovraffollato. E ti dirò di più, se continuerete a fare di testa vostra e a mettere inutilmente a rischio la vostra salute, non è nemmeno sicuro che questa dolorosa quarantena possa concludersi il 3 Aprile.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

CONTATTI:

Email: negroni.filippomaria@gmail.com
Cell: 3398123685

ULTIMI ARTICOLI:

Instagram