Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Chernobyl – chi diavolo è Khodemchuk?

Il 26 Aprile del 1986 si verificò presso la centrale nucleare V.I. Lenin (Ucraina) uno dei più grandi incidenti nucleari nella storia dell’uomo. Classificato come “catastrofe di livello 7 – livello massimo di pericolosità” della scala INES (scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici) fu pari per potenza e dispersione radioattiva solamente a quello della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, avvenuto qualche decennio più tardi nel Marzo del 2011.

Quella notte, più precisamente verso l’1.23 del mattino, il reattore n°4 della centrale nucleare di “Chernobyl” esplose, danneggiando seriamente l’intero impianto e rilasciando nell’atmosfera enormi quantitativi di radiazioni letali. Coloro che vennero esposti direttamente riportarono ustioni fatali sulla totalità del corpo, emorragie e deterioramento dei tessuti. I danni a lungo termine furono incalcolabili: vennero abbandonate intere aree abitate e aumentò drasticamente la percentuale di tumore e malformazioni.

ENERGOATOM è il nome dell’azienda statale ucraina responsabile dello smantellamento dei reattori 1, 2 e 3 di Chernobyl. Si occupa – inoltre – della gestione di altre 4 centrali nucleari attive in Ucraina. Attualmente lavorano ancora 2000 addetti alla manutenzione del “sarcofago in cemento armato” posizionato sopra al reattore esploso n° 4. I lavori termineranno nel 2065.

I 4 reattori di Chernobyl:

All’epoca la centrale era costituita da 4 reattori di tipo RBMK-1000 (acronimo di: Reaktor Bolšoj Moščnosti Kanalnyj – reattore di grande potenza a canali), i quali rappresentavano l’apice dell’ingegneria nucleare sovietica. I 4 reattori, sviluppati unicamente in Russia, consentivano la produzione di un enorme quantitativo di energia elettrica, derivata dal movimento delle turbine a vapore. Ogni singolo reattore era raffreddato ad acqua, la quale permetteva di tenere sotto controllo le temperature di esercizio dell’intero impianto.

Già in precedenza si erano verificati alcuni “incidenti” di minore entità. Nel 1995 un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n°1 causò un incidente (scala INES 3) nel quale la radioattività si disperse e contaminò gli operai impegnati nella manutenzione. A seguito dell’esplosione del reattore n° 4, i lavori per l’aggiunta di ulteriori due reattori (n° 5 e n° 6) furono prima sospesi e poi definitivamente cancellati nel 1988.

Il nocciolo – come funziona:

Il nocciolo di ogni singolo reattore consisteva in un cilindro di Grafite al cui interno passavano numerosi canali, in alcuni di essi erano contenute le “barre di combustibile in Uranio” (raffreddate da acqua leggera), mentre in altri erano alloggiate le così dette “barre di controllo”, grazie alle quali era possibile modulare la potenza termica prodotta. La Grafite, la cui temperatura era di circa 700 °C, permetteva di schermare il nocciolo del reattore, contenendo le radiazioni al suo interno.

Dopo l’incidente di Chernobyl tutti i reattori RBMK ancora in funzione vennero “depotenziati”, utilizzando un quantitativo minore di combustibile.

La “Zampa di Elefante” – Il nucleo fuso:

A più di 30 anni dalla catastrofe di Chernobyl gli effetti devastanti delle radiazioni sono ancora pericolosamente attivi. Basti pensare che all’interno del seminterrato del reattore n° 4 è presente una sorta di grossa “zampa di elefante”, scoperta per caso dagli addetti alla manutenzione del “sarcofago”. Costituita da ciò che resta del nucleo del reattore e da altri “residui” disciolti al suo interno, la miscela è stata chiamata: Corium (dall’unione di “core” = nucleo, in aggiunta al suffisso “-ium”, ad indicare l’enorme varietà di componenti chimici al suo interno).

Questa “lava condensata” presenta livelli di radioattività fatali ed è proibito sostare nelle sue vicinanze. Dopo appena due minuti trascorsi in prossimità del “piede dell’Elefante”, le cellule umane collassano a tal punto da produrre emorragie. Dopo quattro minuti cominciano a manifestarsi diarrea, febbre e vomito, dopo 300 secondi di esposizione al soggetto restano 2 giorni di vita. Stare per 30 minuti nei pressi del “piede di elefante” equivale a sottoporsi a circa 500.000 radiografie (fonte: VICE.COM).

Chi diavolo è Khodemchuk?

Valery Khodemchuk era il nome di un ingegnere addetto alla gestione delle pompe dell’impianto di Chernobyl. Anche se non compare mai all’interno della serie televisiva, il suo nome viene ripetuto diverse volte (specialmente durante la prima puntata, subito dopo l’esplosione del reattore). Il suo corpo non venne mai ritrovato ma si suppone che sia stato sepolto dall’enorme quantitativo di detriti.

Oggi si pensa a Valery Khodemchuk come la  la prima vittima del disastroso incidente, ma oltre a lui e ai 29 pompieri (morti nelle settimane seguenti a causa dell’enorme quantitativo di radiazioni assorbite), gli scienziati hanno calcolato – approssimativamente – un numero di decessi tra le 4.000 e le 27.000 vittime, GreenPeace tra le 93.000 e le 200.000.

FacebookFacebook MessengerWhatsAppTwitter
Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

CONTATTI:

Email: negroni.filippomaria@gmail.com
Cell: 3398123685

SOCIAL:

FacebookInstagramLinkedIn

ULTIMI ARTICOLI: