Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Amazon: per loro sono un truffatore

A

“Amazon.com è un’azienda di commercio elettronico statunitense, con sede a Seattle nello stato di Washington” – Wikipedia. Inizialmente nata come libreria online, in breve tempo cominciò a vedere anche altre tipologie di prodotti: CD & DVD, videogames, abbigliamento, giocattoli, prodotti per la casa e per la cura della persona, alimentari, hi-tech, servizi digitali, etc.  Oggi vanta un fatturato di miliardi di dollari (232,9 miliardi di Dollari, solo nel 2018) e rappresenta a tutti gli effetti uno dei più grandi e complessi “ecosistemi digitali” mondiali. Il suo fondatore – Jeff Besoz – è stato eletto uomo dell’anno nel 1999 (Time Magazine) e possiede un’eredità di oltre 160 miliardi di dollari. In pratica potrebbe comprare la Luna o creare una città sul fondo dell’Oceano Pacifico e gli rimarrebbe ancora qualche spicciolo da tenere nel borsellino.

Tutto oro quel che luccica? Diamine, certo che no! Quest’oggi però non voglio parlarvi delle pessime condizioni lavorative alle quali sono costretti i dipendenti, dell’evasione fiscale, né tanto meno del monopolio digitale praticato senza alcuna pietà a discapito delle altre “internet company”. In un campo molto più ristretto (non sono nessuno! ricordate?) vorrei raccontarvi la mia personalissima disavventura, cominciando – come sempre – dall’inizio.

Fase 1 – Noi siamo Amazon, tu sei Filippo:

La mia giornata lavorativa era iniziata esattamente come tutte le altre: qualche telefonata, un paio di email, accettazione di preventivi e ordinazioni. Per chi ha già avuto modo di ricevere la mia assistenza/consulenza di tecnico informatico sa bene che acquisto il 90% dei componenti su Amazon, il motivo è abbastanza intuibile: i prezzi sono bassi, la varietà è tanta, le offerte sono reali e le spedizioni sono quasi sempre velocissime (a patto che  tu abbia attivo un abbonamento “Amazon Prime”, al costo di 36 €/anno).

Amazon, meccanismo perfetto?

Stiamo pur sempre parlando di un algoritmo dislocato in centinaia di server sparsi in giro per il mondo, possibile che non si verifichino mai guasti o malfunzionamenti? Facciamo il paragone con Facebook, è un social network che vanta milioni di iscritti, viene aggiornato quotidianamente e possiede risorse illimitate … eppure funziona di merda. In effetti di problemi ce ne sono stati parecchi in passato, e ce ne sono ancora. È solo che non se parla o più semplicemente alla gente non interessa.

Nespresso, what else?

Vittima di un’ immotivata vendetta da parte del mio Karma, quel giorno non avrei mai potuto immaginare il casino dentro al quale – di lì a poco – sarei finito. Beato nella mia ignoranza, mi limitai a completare l’ordine della merce in un paio di clic, sorseggiando il mio caffé Nespresso – selezione: Kazaar.

Fase 2 – Millennium Bug:

Passarono i giorni e quasi mi dimenticai di aver acquistato tutta quella roba. Ricevo mediamente 25-30 email ogni giorno, può capitare che qualcuna mi sfugga. Il problema è che le uniche email mai pervenute fossero proprio quelle di Amazon relative al mio ordine (conferma dell’acquisto e notifica di spedizione).

OK, PANICO!

Nella stessa giornata mi contattò – giustamente – il cliente, chiedendomi a che punto fosse l’assistenza. Sul momento faticai a trovare una risposta, non era chiaro il motivo per il quale Amazon non mi avesse spedito tutta quella merce! La prima cosa che mi venne in mente fu quella di controllare lo stato della carta prepagata (una PostePay Evolution acquistata un paio di settimane prima), con mia grande sorpresa notai che i soldi non erano stati prelevati/congelati, quindi l’ordine non era stato emesso. Ma allora perché Amazon continuava ad affermare che la merce fosse “in arrivo” anche se non avevo mai ricevuto l’email di conferma?

The Matrix

La disperazione di quegli istanti mi portò a pensare all’intera trilogia di Matrix e al caso del Millennium Bug.

Fase 3 – Arrestatelo!

Attesi quasi una settimana prima di annullare l’ordine e provare a ripeterlo. I call-center, il supporto via chat e quello via email continuavano a rispondermi sempre allo stesso modo:

STIAMO RISOLVENDO IL PROBLEMA, È GRAVE.

Quando la sfiga ti perseguita, perché meravigliarsi se un colosso quotato miliardi di Dollari non riesce ad inviarti alcuni prodotti? Non vi dico il quantitativo di ore buttate nel tentativo di comprendere le motivazioni alla base di questo disguido tecnico. Praticamente ero riuscito ad entrare in confidenza con alcuni centralinisti, brava gente, gran lavoratori. Della loro cordialità – in effetti – non posso lamentarmi (un grosso abbraccio alle call-center: Laura e Medalina).

Volete sapere come mai la merce non mi era stata spedita? Semplice. Molto probabilmente ad Amazon risultavo come un potenziale truffatore e non gli era piaciuto l’ordine effettuato, pur trattandosi di materiale informatico. L’aspetto drammatico/comico di tutto ciò non è tanto il problema tecnico verificatosi, bensì che il mio account risulti correttamente associato ad una regolare Partita Iva (indovinate un po? Proprio quella di tecnico informatico!).

JP 1

Molto probabilmente il valore della merce era troppo alto, oppure non doveva aver gradito il pagamento di una parte della somma tramite “Buoni Amazon” (regolarmente acquistati in tabaccheria). Ho sempre pensato di avere la faccia da bravo ragazzo, evidentemente mi sbagliavo.

In conclusione:

Amazon può raccontarci la versione che preferisce, ma se si verifica un problema con il sistema principale (skynet) è sempre colpa di qualche scimmia al reparto tecnico che non svolge correttamente il proprio lavoro.

Se in futuro dovrete fare grossi ordini (composti da più prodotti, venduti da diversi negozi) su Amazon.com/.it vi consiglio caldamente di suddividere il carrello, acquistando piccole quantità di prodotto, un po’ per volta. Per il momento è tutto, se la prossima volta dovessi finire in prigione venite a trovare un vecchio amico.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

MISSION & VISION

Probabilmente vi starete chiedendo chi diavolo è Filippo M. Negroni. Il guaio è che nemmeno io conosco la risposta ma posso dirvi comunque qualcosa su di me: Nessuno.

CONTATTI:

Email: negroni.filippomaria@gmail.com
Cell: 3398123685