Sangue Blu Filippo Maria Negroni

SOLO – A Star Wars Story, perché NON mi è piaciuto.

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La vita di un lavoratore onesto è sempre piena di impegni. Bisogna rimuovere le scorie di carbonio dalle  unità C1, estrarre vapore lungo il crinale sud e dare da mangiare gli avanzi della Domenica al Rancor che abita le cantine del condominio (splendido regalo Jabba, sul serio!). Per questi e altri motivi di minor entità (combattivi negoziati con clienti insoddisfatti) ho tardato qualche giorno nella pubblicazione della mia personalissima recensione di: SOLO – A Star Wars Story.

PREMESSA: Chi mi conosce sa che sono un fan accanito della saga di Guerre Stellari. Ho apprezzato “La Minaccia Fantasma”“Il Risveglio della Forza” e specialmente “Gli Ultimi Jedi“. Badate bene, ciò che leggerete non deve essere inteso come una dichiarazione di guerra. Se non siete d’accordo con le mie idee siete pregati di mantenere la calma e di non rimuovere il vostro folgoratore dalla fondina. Sappiamo tutti che fine ha fatto il povero Greedo a Mos Eisley, vero?

SPOILER ALERT!

Se non avete ancora visto SOLO – A Star Wars Story vi invito a rimandare la lettura dell’articolo.

Han Solo – Fury Road:

Partiamo dall’inizio, Han Solo perché NON mi sei piaciuto? Ho trovato questo film di una lentezza mostruosa, ma proprio tanto. Cercate di non fraintendermi, l’intera pellicola sembra una versione sci-fi di Mad Max: Fury Road dove di certo non mancano inseguimenti adrenalinici ed esplosioni. Quello che manca, e che in un certo senso stabilisce il “ritmo” della trama, è uno spessore emotivo degno di nota. Han è innamorato della bellissima Kira (Emilia Clarke) e farà di tutto per tornare da lei, purtroppo però ci impiega quasi tre anni e invece non sembra passata nemmeno una settimana. Tutto accade troppo in fretta e non lascia “respirare” la narrazione che risulta essere piatta e per certi versi noiosa; l’unica cosa che il povero fuorilegge può fare è scappare, da un pianeta all’altro, prima da solo, poi in compagnia.

Ho un gran brutto presentimento.

Han Solo (EP. IV, V, VI) possiede una caratterizzazione davvero particolare e la sua faccia da schiaffi gioca a suo favore. Il suo temperamento, il menefreghismo apparente e la sua spavalderia sono solo “alcuni” dei motivi che ci hanno fatto innamorare di lui (Principessa Leila inclusa)Lo stesso Harrison Ford ha ammesso che molte delle battute venivano improvvisate sul set ed erano assolutamente coerenti con il suo innato savoir-faire. Forse è proprio grazie a questa sua “naturalezza” e “spontaneità” se ci siamo affezionati a quell’adorabile canaglia dal passato oscuro e misterioso (e che forse doveva rimanere tale). Nulla da ridire sulla performance di Alden Ehrenreich, lodevole sotto tutti i punti di vista (ma – ahimè – Ford è sempre Ford).

Il Millennium Falcon:

Ancora non mi è chiaro come il più famigerato contrabbandiere di tutti i tempi sia riuscito a ridurre una nave fresca di concessionaria in un ammasso di ferraglia piena di corto-circuiti. Posso capire che sfuggire alle navi imperiali non sia un gioco da ragazzi, ma una pulitina alla carrozzeria di sicuro gioverebbe al design del mercantile corelliano (ma a noi, piace così!). Nonostante tutto, l’YT-1300 rimane il più veloce pezzo di ferraglia di tutta la galassia, che cosa volete di più? C’è pure una stiva per il contrabbando! Ho apprezzato molto l’espulsione del modulo-cargo come diversivo di fuga, anche se avrei preferito una motivazione più “tecnica” (come ad esempio: liberarsi della zavorra per poter compiere la rotta di Kessel in meno di 12 Parsec), dopotutto Han Solo non è solo un pilota, è anche un meccanico.

Lando, L3-37 & il Wookie:

Lando non è Lando, o meglio gli assomiglia, veste come lui e parla come lui ma a mio avviso risulta essere troppo “scontato” in certi frangenti (per non parlare della sua codardia! Ricordiamoci che aiuterà i ribelli a salvare Han Solo dalla grafite nel palazzo di Jabba!). Sinceramente, il gap che si viene a creare tra il Lando giovane contrabbandiere con il vizio del flirt occasionale e il “Sindaco” di Cloud City (Bespin) risulta essere veramente profondo – quasi quanto la bocca di un Sarlacc – e per certi versi incolmabile.

L3-37 è forse l’unico personaggio che mi è veramente piaciuto (come K-2SO in Rogue One). La sua determinazione nel voler liberare i droidi dai loro brutali aguzzini, anche a scopo di sacrificare la propria vita, gli dona quel “non so che” che mi ha fatto versare una lacrimuccia a seguito della sua prevedibile dipartita. La sua capacità di giudizio, le frasi sboccate e la sua sensualità (lo so, è un droide, ma ha il suo perché) la rendono una perfetta compagna di viaggio.

Che posso dire di Chube? È pelosissimo, violento e coccoloso. Il solito vecchio Wookie che ci si aspetta di trovare come copilota del Millennium Falcon. Detesta perdere ai giochi da tavolo, strappa le braccia ai suoi avversari e finisce imprigionato in una cella fangosa piena di rifiuti (umani). Trasferirsi in un compattatore della Morte Nera sarà solo lo step successivo.

Cose senza senso:

Ho trovato a dir poco irritante la volontà del regista e dei produttori di riempire gli evidenti buchi di trama con qualche “chicca nerd” per far contenti i fan. Partiamo dal basso: Darth Maul, uno dei miei villain preferiti (grazie alla serie animata Star Wars: The Clone Wars) buttato a casaccio senza alcuno scopo. Vederlo su schermo per circa 30 secondi – per di più, in versione ologramma – mi ha ricordato tanto una di quelle scene post-credits delle pellicole Marvel.

Abbiamo messo un Sith e una spada laser, questo è un film di Star Wars, vedete?

Enfys Nest è stata più deludente di Kylo Ren quando si tolse il casco per la prima volta (adoro il suo dilemma interiore, ma come attore Adam Driver non mi dice granché) e più tamarra di Capitan Phasma con la sua armatura cromata. Le premesse erano veramente valide, ma fin dal primo “corpo a corpo” si può notare una certa difficoltà nei movimenti, sicuramente dovuta alla differente massa corporea tra il sesso maschile e quello femminile. Quella corazza fatta di pelo e metallo e la sua ascia da guerra quanto saranno pesati? Circa 10 Kili in totale? Non sono pochi, specialmente per una donna (astenersi commenti sessisti, grazie). Una volta tolto il casco troviamo il volto acqua e sapone di una ragazza, troppo “perfetta” per essere credibile. Chi l’ha detto che soltanto i Sith possono avere cicatrici? 

Il sacrificio di Val e il tradimento di Beckett sono altre due incognite che tutt’ora riescono a privarmi del sonno. C’era davvero bisogno di sacrificarsi? Quelle sonde Viper erano davvero così difficili da neutralizzare? Ha mai provato a sparare ai topi raghi con un T-16? E questa logica del “non fidarti di nessuno” non vi ricorda troppo da vicino il motto di DJ – Don’t Join – in The Last Jedi? Beckett non è mai stato un mentore per Solo, Han è tutto fuorché disonesto.

La colonna sonora:

La colonna sonora è forse il punto dolente che più mi ha fatto storcere il naso. Com’era prevedibile, il buon vecchio John Williams risulta veramente difficile da rimpiazzare (date a Cerare, quel che è di Cesare!). Gli intermezzi musicali mi sono apparsi “poco adatti” e privi di caratterizzazione. Su YouTube esistono decine di canali dove artisti sconosciuti condividono creazioni amatoriali – a mio avviso – nettamente superiori.

Posso capire l’esigenza di un “distacco” dalla colonna sonora originale a causa della natura stessa della pellicola. SOLO non è un film di Star Wars, e più uno spin-off. Ma se paragoniamo le musiche di John Powell a quelle di Michael Giacchino in Rogue One, bhe .. la differenza si sente, eccome! Eppure stiamo parlando di due prodotti molto simili a livello di contestualizzazione.

La Fotografia:

Un elogio particolare va invece alla fotografia (integrazione con la CGI, profondità dei colori, impatto visivo, etc.), anche se – a onor del vero – molte delle inquadrature mi sono apparse un po’ troppo “scure” sul grande schermo (un vero e proprio incubo per chi ha deciso di guardarselo in streaming con qualità “CAM”). Le ambientazioni, i primissimi piani e più in generale gli “elementi decorativi” (passatemi il termine) rappresentano sicuramente un punto di forza dell’intera pellicola.

Conclusioni:

Come avrete capito, SOLO – A Star Wars Story non mi ha fatto impazzire di gioia. Non lo reputo un brutto film – anzi – ma non è riuscito a trasmettermi quelle “sensazioni” che mi aspettavo di trovare in una pellicola di Guerre Stellari. Inutile ripetersi, i tempi sono cambiati, soprattutto dopo l’acquisizione di mamma Disney dell’intero franchise.

Avventura?! Emozioni?! Un Jedi queste cose non ambisce!

Maestro Yoda mi ha insegnato a concentrarmi soltanto sul presente e a disimparare ciò che io ho imparato. Forse QUESTO è il nuovo volto di Star Wars al quale dovremo abituarci. Basta trovare il coraggio di percorrere “rotte” alternative, comodamente seduti sui sedili reclinabili del nostro pezzo di ferraglia preferito.

“BONUS” BIRICHINO:

Sapevate che esiste una parodia a luci rosse di SOLO!? A tal proposito, qualche tempo fa ho scritto un articolo, potete trovarlo qui: Regola 34.

Hand Solo: A DP XXX Parody

La parodia porno di Solo: A Star Wars Story.

Se questo “capolavoro” è riuscito a catturare la vostra attenzione, potete trovare il TRAILER ufficiale a questo link: Hand Solo – XXX Parody (YouTube).

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

Sangue Blu Filippo Maria Negroni

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore quando lo Jägermeister mi da una mano.

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