Sono la mano che impugna la penna.

Make it a Blockbuster Night

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L’altra notte un quesito è riuscito a privarmi quasi completamente del sonno e sono sicuro che – a partire da questo momento – lo toglierà anche a voi: com’è possibile che Blockbuster, colosso del videonoleggio di film e giochi per console, specializzato nella vendita di patatine, pop-corn al formaggio e caramelline gommose, sia potuto fallire così miseramente? Analizziamo insieme la questione.

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Sapevate che la crisi della nota società iniziò per colpa di una consegna avvenuta in ritardo?

Blockbuster, nascita e declino:

La società venne fondata da David Cook, il quale aprì il suo primo negozio in Texas nel 1985. Che ci crediate o no, nei successivi 10 anni il numero di punti vendita aumentò vertiginosamente fino ad arrivare a quota 4.800 stores, solo in territorio americano. Nel 1989 la società sbarcò in Europa, acquistando una preesistente catena di videonoleggio made in UK.

Appena 5 anni dopo, nel 1994, vennero aperti nuovi negozi (a seguito dell’acquisizione ad opera di Viacom, società di intrattenimento e comunicazioni statunitense) in più di 20 paesi, tra i quali, l’Italia!

Doppia suberbia, doppia caduta:

Se conosco bene i miei 5 lettori, vi starete chiedendo quando le cose cominciarono a mettersi veramente male per il colosso del videonoleggio. Sfortunatamente per loro, la fine degli anni 2000 segnò l’inizio di un lungo ed inarrestabile declino, obbligando la società a chiudere numerosi punti vendita e a ridimensionare il personale.

Le difficoltà economiche di Blockbuster si protesero fino al 2010, anno in cui l’azienda dichiarò ufficialmente: bancarotta (con quasi 1 miliardo di debiti nei confronti dei suoi creditori). A nulla servì l’acquisizione del gigante caduto da parte di “Dish Network” per la modica cifra di 233 milioni di dollari poiché, appena 3 anni dopo (2013), la stessa compagnia dovette chiudere gli ultimi 300 negozi ancora attivi negli Stati Uniti.

Tutta colpa di Apollo 13

Ebbene sì, avete letto bene. La colpa del fallimento di Blockbuster fu causata dalla consegna (in ritardo) di un unico film: Apollo 13A dover pagare la multa “salata” di qualche decina di dollari non fu una persona qualsiasi, bensì Reed Hastings, padre e fondatore di un servizio che forse qualcuno di voi avrà già sentito nominare: il caro e vecchio “NETFLIX”.

La leggenda narra che R.H. consegnò in enorme ritardo una copia di Apollo 13 nel suo Blockbuster di fiducia, dovendo pagare di tasca propria circa 40 dollari in più rispetto al prezzo di listino. Che la storia sia vera oppure no, da questa “spiacevole” disavventura nacque l’idea di un genio visionario: Netflix. Un servizio innovativo (per quel tempo) tramite il quale era possibile noleggiare comodamente da casa un buon numero di film e videogiochi, con consegna rigorosamente a domicilio.

Di male in peggio:

Purtroppo, l’avvento di Netflix non fu l’unico fattore determinante. Con la diffusione di Computer sempre più potenti e “facili” da usare, anche il fenomeno pirateria informatica contribuì a modo suo nel diminuire drasticamente gli incassi del noto colosso video-ludico. Ricordate lo spot anti-pirateria? Ecco, non servì a molto (ma quanto era figa quella colonna sonora!).

L’incapacità di adattamento ai nuovi mercati (e formati digitali) trascinò la società sull’orlo della bancarotta. Oggi non è rimasto più nulla della nota compagnia, se non un gigantesco monumento funebre fatto di VHS smagnetizzate e DVD.

Saluti amari:

Centinai di DVD divisi per ordine alfabetico, interi scaffali ricolmi di patatine, popcorn e altre schifezze chimiche (probabilmente ritirate dal mercato), aria stantia e luci soffuse. Sarò sincero, tutt’oggi conservo magnifici ricordi del Blockbuster vicino a casa.

Non troppi anni fa, sopra a quell’economica (e sudicia) moquette di colore grigio topo, un ragazzino paffutello venne iniziato al mondo del cinema, trascorrendo interi pomeriggi a leggere (e rileggere) le trame dei film esposti in catalogo.

Qui giace Blockbuster, rifugio sicuro per Nerds e Gamers incalliti.

Caro BlockBuster, non ti ho mai detto “grazie” per tutto quello che hai fatto. Scusa per quella copia de Il Mistero dei Templari che non ti ho più restituito.

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

di Filippo Maria Negroni
Sono la mano che impugna la penna.

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

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