Sono la mano che impugna la penna.

L’ALIENO – Racconto breve

L

Tutto quello che leggerete è la fedele trascrizione di un sogno che feci qualche notte fa, inevitabile conseguenza di una cena troppo ricca di Kcal. L’ho fatto leggere alla mia ragazza e ha sorriso, io invece comincio a preoccuparmi …

Che il sogno abbia inizio:

<<Shà! Apri quella fottuta porta!>> senza troppa gentilezza, strillai in faccia a Sharon per l’ennesima volta.

<<Ma sei diventato scemo? Aprila tu!>> contestò il mio comando, alzando il tono della sua voce vagamente irritante.

<<Ti ho già detto che non posso farlo! Devo tenere stretto il braccio con la mano o … o quella cosa salirà ancor di più!>>

<<È tutta la sera che vai avanti con questa storia, è solo un graffio! Non hai niente sotto la pelle! Lo vuoi capire? Stupido!>>

<<E invece ti dico che è così! Oddio … lo sento muoversi sotto di me! Sta risalendo verso il cuore!>>

<<Smettila! Stai delirando! Mi fai spaventare!>> replicò.

<<Oddio Shà, non voglio morire! Non voglio! Ti prego fa qualcosa!>> cominciai a piangere come un fottuto neonato, bagnando la maglietta del mio ingiustificato terrore.

<<Tu sei completamente pazzo!>> gridò, assecondando i miei deliri.

<<Dottore!! Dottore!!>> cominciai a chiedere aiuto nell’enorme sala d’attesa del pronto soccorso, quella notte meno affollata del solito.

<<Shh! Fai silenzio! Ci cacceranno via … o peggio! – Sharon mi tappò la bocca – Ahia! Mi hai morso! Sei diventato un cane rabbioso adesso?>> si allontanò prendendomi a schiaffi in faccia.

<<Scusa Shà, scusami tanto! Sono infetto, probabilmente ti trasformerai anche tu ora … ma ho dovuto farlo! Non mi lasciavi grida-AAAAHH!! Si muove!!>> urlai così forte da rompermi alcuni capillari su entrambe le palpebre livide.

<<Mi dite cosa sta succedendo? Perché fate tutto questo rumore? C’è gente che soffre e che ha bisogno di riposo! È l’una di notte, Santo Dio!>> intervenne una robusta infermiera dalla carnagione scura, afferrandomi per un orecchio.

<<Ci scusi tanto signora infermiera! Eravamo a cena a casa di amici, hanno una bellissima casa in campagna e … tutto d’un tratto il mio ragazzo ha iniziato a dare di matto! Correva dappertutto e non riuscivamo a fermarlo, pareva indemoniato o peggio! Gli siamo saltati addosso quando è inciampato in una radice. È un cretino!>>

<<Va bene, va bene. Avete mangiato o bevuto qualcosa di strano? Non avete fatto uso di droghe o abuso di alcol mettendovi alla guida … vero?>> domandò con tono severo alla maniera di Los Angeles, inclinando leggermente in volto fino a mostrare con fierezza il suo secondo mento pronunciato.

<<No, no! Siamo gente per bene … tranne questo debosc–>>

<<Pss! Scusate se vi interrompo! MA AVREI UN ALIENO SOTTO LA PELLE! Possiamo andare?>> bisbigliai forzatamente senza ottenere alcun tipo d’attenzione, in quell’istante ricordo di essermi sentito come in prima liceo durante l’ora di ginnastica.

<< … tranne questo debosciato!>> concluse Sharon, tirandomi un pugno ben assestato sul braccio infetto e dolorante.

<<AHI!>> piagnucolai futilmente.

<<Si spieghi meglio, signorina>> domandò l’infermiera in divisa rosa, accompagnandoci senza alcun garbo in una stanzetta privata, lontana dal resto dei pazienti in sala d’attesa.

<<ADESSO FATE TUTTE QUANTE SILENZIO! Penso di essere io la persona più indicata a spiegare ogni cosa! Vi dirò tutta la verità ma ad una condizione! Quando sarò morto e il mio corpo verrà donato alla scienza, ricordatevi di prendervi cura del mio cane, è uno Shih-tzu! A volte puzza quando è spaventato, ma io e lui siamo ottimi amici>>.

<<Va bene, va bene. Faremo tutto quello che vuole ma ora mantenga la calma … Signor?>>

<<Filippo!>>

<<Va bene Signor Filippo, prosegua>>

<<È tutto così confuso … eravamo in campagna da dei nostri amici. Una cena normale come le altre! Sono a dieta da due settimane e non ho praticamente toccato cibo … né alcolici, ovviamente! Mio padre soffre di gotta e … beh, comincio ad avvicinarmi ai 27 anni … insomma, ho anche io una certa età>>

<<Maledizione, si concentri sul problema Signor Filippo>> interruppe l’infermiera, facendo cenno ad una collega di chiamare un dottore … e la sicurezza interna dell’Ospedale.

<<Ok, va bene. Come stavo dicendo ero a casa di amici e all’improvviso ho ricevuto una chiamata importante di lavoro … così sono andato a rispondere in mezzo al giardino!>>

<<Una chiamata di lavoro all’una di notte? Ragazza mia stai attenta, sento puzza di cagna bagnata>> la robusta signora sussurrò qualcosa a Sharon, squadrandomi dalla testa ai piedi.

<<Si! È la verità! Lì, ho sentito qualcosa infilarsi sotto la pelle e scavare dentro di me! Ero, ero pieno di sangue e … e sudavo! Non sono ancora morto perché ho letto documenti top-secret e visto molti film. So come vanno a finire certe cose! Ha mai visto Alien o letto i fumetti di Spider-Man? Ho subito tenuto stretto il braccio con la mano! Quel viscido xenomorfo non mi divorerà mai dall’interno!>>

<<Ma cosa cazzo stai dicendo? Ti sei inventato tutto di sana pianta! – gridò Sharon a due passi dal mio volto – per prima cosa, non sei a dieta! Mangi e bevi come un porco e poi ti lamenti che non dormi la notte e che sei grasso! Secondo, ti sei scolato almeno due bottiglie di vino rosso stasera! E terzo, non ti sei allontanato per fare una chiamata ma per andare a pisciare! Ti hanno visto tutti! Hai fatto pipì verso di noi! Non eri neanche nascosto bene dietro all’albero! È stato imbarazzante!>>

<<Ossignore>> rispose l’infermiera ridendo.

<<La prego Signora, mi aiuti! Lo vede cosa sono costretta a fare? È un bambino!>>

<<SHARON! Guarda che così mi offend->>

<<STAI ZITTO!>> gridarono le due donne sputacchiandomi in faccia. In quel preciso istante persino la loro ovulazione si sincronizzò con straordinaria precisione matematica.

<<È qui che secondo te si è infilato il piccolo mostro?>> mi parlò come si fa con i bambini durante il loro primo vaccino. La robusta mulatta rovistò in un cassetto e prelevò un laccio emostatico, legandomelo attorno al bicipite.

<<Si! Lo sta toccando! Sente quant’è grosso?>> risposi.

<<In effetti, sento qualcosa … Martina, chiamami il Dottore. Subito!>> la collega si diresse in fretta e furia verso l’interfono più vicino, richiamando a gran voce le attenzioni del Dott. Verrucchi, noto luminare medico e primario dell’Istituto, ormai prossimo al pensionamento.

Dopo pochi minuti un arzillo vecchietto si avvicinò con fare sospetto, ispezionando con una piccola torcia la causa dei miei deliri e della mia sofferenza.

<<Interessante, molto interessante>> il medico borbottò frasi senza senso.

<<Buonasera Dottore, lasci che le spieghi>>

<<Non c’è bisogno Chantal, riconoscerei quelle forme sulla pelle anche ad occhi chiusi. Questo paziente è stato infettato! C’è qualcosa dentro di lui!>>

<<… Infettato?>> domandò Sharon.

<<Ecco! Lo sapevo! Visto? Qui nessuno mi crede mai!>> un’antipatica espressione saccente mi si appiccicò sul volto.

<<Infermiera, mi porti subito un po’ di disinfettante, bisturi da bistecca e pinze da estrazione. Abbiamo del lavoro da fare>> ordinò il Dott. Verrucchi.

<<Subito!>>> rispose.

Il dottore mi fece sdraiare sul lettino, appoggiando il braccio ad un sostegno in modo tale che potessi rilassare i muscoli. E.T. telefono casa un corno! Quel maledetto alieno sarebbe dovuto morire tra atroci sofferenze.

<<Sentirai un po’ di dolore ma preferisco non effettuare alcuna anestesia, non c’è tempo!>>

<<Va bene! Ma prima di cominciare avrei una richiesta. Sharon, amore. Prima che questo simpatico vecchietto inizi a tagliuzzare parti del mio corpo delicato … volevo chiederti: abbiamo ancora la fiamma ossidrica in cantina? Ho un conto in sospeso con questo stronzetto una volta che questa brutta storia sarà finita!>>

<<Si comincia!>> sogghignò il diabolico dottore.

<< Quando l’avrà estratto … potrò tenerlo?>>

<<Ma certo! Dopotutto è un bene di sua proprietà>>

<<… Mille grazie, proceda pure>> il mio consenso diede inizio all’operazione.

Il macellaio in camice bianco e mascherina incise la mia pelle con il bisturi di precisione, provocando una piccola fuoriuscita di sangue. Nulla di eccezionale, sicuramente sarei sopravvissuto (anche se per un ragazzo di ventisette anni nulla è mai certo e ogni kaffé potrebbe essere l’ultimo).

<<Ecco fatto, due punti e sei come nuovo>> qualcosa venne fuori dalle profondità della mia pelle, riponendolo con cura all’interno di un voluminoso batuffolo di cotone.

<<Grazie dottore! Grazie! Mi ha salvato la vita! Ora mi sento sollevato!>> ringraziai baciandolo sulla guancia. È incredibile come gli anziani abbiano tutti lo stesso identico odore di naftalina e dopobarba.

<<Ma quindi c’era veramente qualcosa dentro di lui? Non ci stava prendendo in giro?>> domandò Sharon ancora stupefatta dalla rapidità dell’operazione.

<<Non si preoccupi signorina. Il suo ragazzo è soltanto un cretino>>

<<Ma se mi ha appena salvato la v->> interruppi l’omelia del dottore.

<<STAI ZITTO!!>> questa volta urlarono in tre, triplicando di conseguenza gli sputacchi sul mio volto.

Il Sig. Verrucchi mostrò ai presenti il misterioso corpo estraneo rimosso, rimuovendo dalla sua superficie coaguli di sangue e altre schifezze biologiche.

<<NO! Non ci credo!>> gridò l’infermiera.

<<Ma … ma è una monetina! Non è nemmeno di questo secolo! Ma come è possibile!>> domandò la mia ragazza.

<<Questo cretino – mi conceda il termine – aveva una monetina incastrata sotto la pelle del braccio da chissà quanto tempo! Il motivo non mi è chiaro ma di sicuro gli è stata infilata con forza … non vede tutte queste cicatrici in prossimità della mia incisione?>>

<<FILIPPO! Spiegami un po’ cos’è questa storia!?>> non vedevo Sharon così incazzata da quella volta in cui mi dimenticai del nostro anniversario.

<<Beh … ecco, io … da piccolo avevo paura che gli alieni potessero rapirmi … avete idea di che razza di esperimenti facciano agli esseri umani? Il mio fondoschiena è OFF-LIMITS! Quella monetina me la sono infilata io all’età di 6 anni! Ma … giuro che non ricordavo nemmeno più di avercela! Pensavo di averle tolte tutte!>>

<<MA ALLORA SEI SCEMO! Perché avresti dovuto infilarti una monetina sotto la pelle all’età di sei anni? Non giocavi con gli altri bambini? Che razza di infanzia malata hai dovuto affrontare?>> domandò la mia ragazza.

<<Gli Alieni–>>

<<… Ossignore ancora con questi alieni!>> replicò.

<<Sei pregata di non interrompermi. – Gli alieni quando ti rapiscono di mettono sotto pelle una sorta di chip di metallo per marchiarti! Così non tornano a rapirti una seconda volta! Andiamo! Lo sanno tutti questo!>> risposi, sconvolto dall’ignoranza dei presenti.

<<E quindi ti sei tagliato la pelle del braccio e ti sei infilato una monetina sotto la pelle? In pratica ti sei fatto un “microdermal” … no ma va bene, se pensi sia un comportamento normale continuiamo così, facciamoci pure del male!>>

<<C’è del genio in quest’uomo>> rispose il Dott. Verrucchi.

<<Lo vedi amore? Anche il Sig. Verrucchi pensa che io sia un genio!>>

<<Possiamo andare a casa? Ho bisogno di fare quattro chiacchiere con il mio attuale EX ragazzo, forse torneremo tra qualche ora … avrà il naso rotto e qualche costola incrinata!>> gridò Shà, afferrandomi per il polso e accompagnandomi all’uscita.

Le infermiere e tutti i presenti mi salutarono come se fossi un eroe incompreso, un cavaliere oscuro che vigila su Gotham appena catturato dal villan di turno.

<<Arrivederla Signor Filippo!>>

<<Buonanotte a tutti! Grazie per avermi salvato la vita!>> risposi, piangendo di gioia.

Il ritorno:

Qualche ora dopo feci ritorno in ospedale, calorosamente accolto dalla stessa infermiera mulatta che mi salutò con un abbraccio, come due vecchi amici dopo molti anni di lontananza.

<<… La mia ragazza mi ha picchiato e mi ha rotto il labbro, forse ho una leggera commozione celebrale ma preferirei non scoprirlo>>

<<È stata molto delicata, se fossi stato il mio uomo avrei fatto ben di peggio …>>

<<Dopotutto … credo di essermele meritato>>

<<Lo credo anche io. Siete ancora insieme, vero?>>

<<Si>> risposi, sorridendo.

<<Dai campione, andiamo dal Dott. Verrucchi! Ci sta già aspettando>>

<<Massì, andiamo! Ma niente Risonanza Magnetica! Potrei avere altre monetine infilate sotto la pelle … sa com’è … le mie giornate erano lunghe e il salvadanaio era sempre pieno di spiccioli …>>

FINE.

 

Filippo Maria Negroni
L’Alieno – racconto breve
Tutti i diritti riservati

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

di Filippo Maria Negroni
Sono la mano che impugna la penna.

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

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