Sono la mano che impugna la penna.

L’Engagement su Facebook, che schifo.

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Innanzi tutto, chiariamo cosa si intende per Engagement e per quale motivo è così dannatamente importante.

Il termine “engagement” significa coinvolgimento ed è l’atto tramite il quale si riesce a suscitare una reazione in un individuo, facendogli compiere determinate azioni.

Spiegarlo non è facile, in poche parole misura il successo (o l’insuccesso) di un determinato messaggio, sia esso un Post, una Foto o un Video, uno Stato, un Evento, etc. In ogni caso, a prescindere dalla strategia adottata, l’biettivo è sempre lo stesso: fidelizzare il proprio pubblico, cercando di creare un legame di fiducia tra l’utente e il Brand in questione.

ENGAGEMENT

Come ottenerlo:

Vi piace avere subito tutte le risposte ai quesiti più importanti, eh? Siete furbi. Ad ogni modo, avete perfettamente ragione, il tempo è tiranno. Vi svelerò perciò alcuni segreti a riguardo …

Premessa: I social network non sono nati con lo scopo di vendere un prodotto. Sono community , luoghi d’incontro dove potersi confrontare ed esprimere le proprie opinioni. Ecco perché “vendere” su Facebook è così difficile, semplicemente non è Ebay.

Il Target: Quando ho detto a mia madre che avevo aperto un Blog (colgo l’occasione per ringraziare i miei 5 lettori) ho cercato di spiegarle che il modo in cui scrivevo, gli argomenti trattati e persino le immagini postate avevano – nella loro follia – una funzione ben precisa. Scegliere il pubblico di riferimento è sempre il primo passo, adattare le proprie strategie comunicative, il secondo.

Perle ai Porci: Sull’Internet esistono centinaia (non scherzo) di siti che trattano l’argomento engagement, analizzandolo sotto ogni punto di vista. Eviterò quindi di consigliarvi a che ora postare e quante volte al giorno, in primo luogo perché ritengo che ogni Brand abbia regole – ed eccezioni – ben precise e che non esista un modus operandi universale, in secondo luogo perché io per primo non seguo quasi mai una logica assoluta (… spesso e volentieri ottenendo un basso engagement a causa di errori da principiante che preferirei evitare, ma di mestiere faccio lo scrittore, do il meglio di me soltanto con carta e penna!).

Il Web è così noioso ..

Avete presente quando siete invitati a casa di un parente lontano che non vedete da più di 10 anni e lui vuole – a tutti i costi – apparire interessante ai vostri occhi? Ecco, è esattamente così che considero le auto-sponsorizzazioni su Facebook! Specialmente quando bisogna pubblicizzare se stessi o la propria pagina.

Volete sapere di chi è la colpa? Il merito di questa bruttissima escalation è soltanto di una persona sola e del suo fedele team di programmatori: il Sig. Mark Zuckerberg, Padre e Padrone di Facebook.

Un po’ di storia:

Era il lontano 2009 quando al noto Social Network venne implementata una nuova porzione di codice. Sto parlando dell’introduzione delle PAGINE DI FACEBOOK! Da questo momento in poi ogni utente avrebbe potuto “diventare Fan” di una determinata Fan Page, vedendone gli aggiornamenti e le news direttamente nella propria Home. Ebbene si, la maggior parte delle professioni moderne legate al digital marketing sono nate in quella occasione.

Conclusioni:

Quel giorno, quando quel primo bit venne processato, nacque ufficialmente il termine engagement e tutte le problematiche legate ad esso; perché una volta, quando il mondo non faceva così schifo, essere su Facebook era motivo di vanto, una chiara dimostrazione di lungimiranza e capacità di adattamento alle nuove forme di comunicazione digitale.

Prendete i libri e bruciateli!

Oggi, aimé, se non sei su Facebook non sei nessuno. E se ci sei, ma hai pochi followers, è ancora peggio. Perché nel 2017 abbiamo già visto tutto, ed è difficile attirare l’attenzione (se non sei un dittatore coreano con un paio di testate atomiche ben nascoste sotto al materasso).

Probabilmente, ottenere buon engagement non significa avere migliaia di followers sparsi per il mondo (#likeforlike) ma averne pochi di “qualità”. Come si riconosce un buon seguace da un opportunista? È semplice. Colui che si interessa veramente a quello che fai, troverà sempre il modo di interagire con te anche al di fuori dei canali di comunicazione ufficiali.

L’acqua calda:

A renderci felici basta poco, spesso e volentieri è sufficiente anche solo una breve conversazione privata o un messaggino ricco di emoticon. Ma se sei fortunato, dopo aver speso centinaia di euro in sponsorizzazioni su Facebook, riuscirai persino a farti offrire un caffè.

 

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

di Filippo Maria Negroni
Sono la mano che impugna la penna.

Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

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