Sono la mano che impugna la penna.

ALIEN: L’erotismo di Giger

A

Alien (1979) è un film diretto da Ridley Scott ed è considerato ancora oggi – dopo quasi 40 anni – un cult per tutti gli appassionati del genere “Sci-Fi”. Nell’anno della sua uscita nelle sale cinematografiche, il film riscosse un enorme successo (103 milioni di Dollari in tutto il mondo) e assieme a Blade Runner (1982 – 32 milioni di Dollari sono in America) consacrarono ufficialmente l’ex-pubblicista (famoso per lo spot intitolato “1984” prodotto per Apple) come regista.

ALIEN

Nonostante l’anzianità della pellicola, Alien è ritenuto uno dei franchise di maggior successo in tutto il mondo (anche grazie ai prequel/sequel che nel corso degli anni sono stati girati da Scott e da altri registi, per non parlare dei fumetti, libri, videogames multipiattaforma, etc.).

Giger, Il vero Padre di Alien:

Contrariamente a quanto potreste pensare, il vero padre di Alien non fu Ridley Scott bensì Hans Ruedi Giger (1940 – 2014).

Pittore, scultore e designer, Giger raggiunse la massima espressione artistica nel campo degli effetti speciali.

Profondamente influenzato dai suoi studi presso la scuola di design industriale di Zurigo, Giger maturò negli anni seguenti una straordinaria abilità nella definizione dei dettagli meccanici, curando nel particolare ogni sua rappresentazione, a prescindere dalla tecnica utilizzata.

GIGER

Demoni dal passato e sinistri messaggeri biomeccanici provenienti dal futuro, l’inquietudine dell’artista circa la realtà di un’esistenza sempre più meccanizzata, povera di risorse e sovrappopolata, fuoriesce ad ogni pennellata, schizzo o bozzetto, trovando il suo apice nella realizzazione della scenografia della saga di Alien.

L’erotismo:

I riferimenti sessuali (espliciti) rappresentano una costante delle opere di Giger, e Alien non fa eccezione. A partire dallo stadio iniziale di Facehugger (una sorta di ragno ossuto in grado di trasferire tramite proboscide/pene un piccolo embrione all’interno dello stomaco della vittima, facendosi strada attraverso la bocca), poi in quello di Chestburster (ultimo stadio dell’incubazione dalle sembianze vagamente falliche) fino all’ultima evoluzione in Xenomorfo (dal greco, “Forma straniera” – un alieno ricolmo di bava dalla silhouette vagamente femminea), l’intero ciclo evolutivo dell’organismo alieno non può far altro che incutere profondo terrore, ma anche trasmettere familiarità nel riconoscere certe dinamiche sessuali (esasperate fino all’eccesso) di cui siamo tutti quanti schiavi.

Facehugger:

FACEHUGGER

Facehugger – una specie di aracnide da riproduzione in grado di trasferire un embrione di Alien all’interno dello stomaco della vittima, posizionandosi sul suo volto e “violentando” brutalmente la sua cavità orale. La vostra malizia è ben giustificata, la cavità del parassita assomiglia inequivocabilmente ad una vagina.

Chestburster:

CHESTBURSTER

Chestburster – Un cucciolo di Alien “nato” dallo stomaco della vittima-incubatrice. La sua forma minuta, vagamente fallica, è un chiaro riferimento alla virilità dell’uomo. Nel giro di poche ore raggiungerà lo stadio finale di Xenomorfo.

Xenomorfo:

XENOMORFO

Xenomorfo – stadio finale dell’Alien. Il cranio allungato ricorda la forma di un pene eretto, eppure la sua silhouette sembra più simile a quella di una donna. La grande forza e agilità di cui è capace, grazie ai suoi muscoli ben sviluppati, gli permettono di compiere enormi balzi e di assumere posizioni vagamente erotiche.

Conclusioni:

Giger ha sempre avuto un debole per le rappresentazioni macabre e sessuali (ne sono un esempio: Penis Landscape o Erotomechanics) e dopo aver visto alcune delle sue opere, non è difficile intuire le scelte “stilistiche” che hanno portato l’artista alla realizzazione dell’intero design.

Una cosa è certa, gran parte del successo di Alien fu sicuramente dovuto allo straordinario talento di un uomo di larghe vedute, in grado di trasmettere – su tela e sul grande schermo – le inquietudini della nostra era.

Una realtà moderna dal sapore futuristico, erroneamente vittima dei suoi stessi istinti primordiali. Meccaniche violente e prive d’amore dove il sesso (inteso come necessità riproduttiva e ricreativa) assume sempre più il ruolo di protagonista.

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Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

di Filippo Maria Negroni
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Sull’autore:

Filippo Maria Negroni

Laureato in Scienze della Comunicazione (BO), tecnico informatico a tempo pieno, graphic designer all'occorrenza e scrittore esordiente quando lo Jägermeister mi da una mano.

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